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Bambini in affido, il dramma dei “restituiti”: “Ti prego fammi restare con te”

Abbandonati dai genitori biologici, abbandonati dalle famiglie affidatarie. Una delle drammaticità più grandi che devono vivere tanti bambini orfani è la restituzione di bambini dalle famiglie affidatarie ai servizi sociali. Questo evento si verifica anche in Italia, e neanche in maniera così sporadica. Secondo quanto riportato da Repubblica e in base ai dati risalenti al 2017, sarebbero 2500 i minori che ogni anno subiscono un secondo abbandono perché vengono “restituiti” e riaffidati alle famiglie d’origine o dislocati in apposite strutture residenziali come case-famiglia oppure distribuiti in altri nuclei familiari. Come è facile immaginare un bambino orfano dalla nascita si trova ad affrontare ostacoli superiori rispetto ai suoi coetanei con una famiglia unita alle spalle. Dunque non c’è forse da meravigliarsi che in questi ragazzi si verifichi il sopraggiungere delle problematiche psicologiche, che non sempre le famiglie affidatarie vogliono o riescono ad affrontare. Come quello che ha vissuto Sara (nome di fantasia), 12 anni, che l’anno scorso è stata rifiutata e riportata ai servizi sociali. “Ti prego fammi restare con te, sarò brava. Non mi lasciare”, sono state le ultime implorazioni della bambina prima di tornare in casa-famiglia.

Dopo l’allontanamento dalla famiglia naturale, da cui aveva subito abusi, per Sara questo è stato un secondo abbandono, mitigato solo in parte dal sostegno dell’educatrice che le è stata accanto al momento della separazione. É lei che ha riportato a Repubblica.it le parole di Sara e la sua sofferenza. “La bambina mi pregava di trovare il modo di farla restare da quella donna, di non farla tornare di nuovo nella casa-famiglia da dove proveniva – ha raccontato la donna – ma non c’è stato nulla da fare”. La madre affidataria non ha sopportato le crisi di rabbia e le problematiche psicologiche che la ragazzina aveva. Ma Sara “è ancora ossessionata da questa donna”. Chi colmerà il suo vuoto d’amore? Per il momento non potrà esserci una nuova famiglia per lei, “e un altro fallimento potrebbe essere devastante”.

Il dramma dei bambini restituiti interroga anche le istituzioni. Secondo l’Istituto degli Innocenti, la più antica istituzione pubblica italiana dedicata alla tutela dei bambini e a un’intensa attività di documentazione e ricerca rivolte all’infanzia e alla famiglia, il rifiuto da parte di una famiglia affidataria ha un impatto negativo sullo sviluppo del bambino. Si tratta di un’esperienza traumatica che segna il loro futuro. Può accadere infatti che un ragazzo torni in un Istituto e vi rimanga fino al raggiungimento della maggior età. Questa condizione provoca innumerevoli disagi, come dipendenza da droghe e alcool, e non solo per se stessi. “Quando questi bambini restituiti – ha spiegato Rai.it Patrizia Meneghelli, responsabile della struttura complessa Area Famiglia dell’Ausl 20 di Verona -, diventano a loro volta genitori, quasi sempre hanno bisogno di aiuto perché manifestano a loro volta segni di abbandono verso i propri figli”.

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