Interni

Benigni, stoccata a Salvini da Sanremo: “Quest’anno si vota anche col citofono”

Autentico mattatore del Festival, come d’altronde era stato già in passato, con quella celebre passeggiata in groppa a un cavallo bianco che nove anni fa aveva incantato gli spettatori. Stavolta Roberto Benigni ha scelto di sfilare all’esterno del teatro Ariston, scortato dalla banda musicale di Sanremo “Canta e sciuscia”. Poi l’ingresso ufficiale nell’universo di Sanremo, accolto dal conduttore e direttore artistico Amadeus e quindi accompagnato in platea, dove ad aspettarlo c’era la folla in piedi, pronta a tributargli l’ennesima standing ovation a conferma del suo rapporto col pubblico.

La presenza di Benigni a Sanremo aveva un programma preciso, con lo scambio di battute con Amadeus e una lectio magistralis sull’amore, una delle sue tante analisi incentrate sul sentimento che pervade le grandi opere della letteratura italiana, come la Divina Commedia, che ormai è diventata una parte fondamentale del suo curriculum televisivo. La scelta è ricaduta sulla “canzone più bella di sempre”, Il cantico dei cantici contenuto nella Bibbia. Un’esibizione apprezzata tanto dal pubblico quanto dalla critica. E che però il comico ha intervallato con un fuori programma.
Un attimo prima di esibirsi in questa lettura, infatti, Roberto Benigni ha lanciato un’ironica stoccata a Matteo Salvini: “Non solo televoto, giuria demoscopica, giuria sala stampa, giuria dell’orchestra, quest’anno al festival di Sanremo si può votare anche via citofono…In via Matteotti c’è uno che canta”.Un riferimento chiaramente legato allo spiacevole episodio che ha visto protagonista Matteo Salvini che, sotto campagna elettorale, era andato a citofonare a casa di una famiglia tunisina, in diretta Facebook, dopo la segnalazione della presenza di un presunto spacciatore all’interno del nucleo. Il 17enne, intervistato a seguito della visita improvvisa, si è detto costernato perché da quel momento tutti hanno iniziato a chiamarlo “Yaya lo spacciatore”, sostenendo che il gesto del leader della Lega aveva finito per cambiargli la vita, in peggio.

Sempre più treni, meno tempo per la manutenzione: il corto circuito dell’alta velocità