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Bibbiano, la bimba che dopo due anni rivede i genitori: “Mi sono mancati gli abbracci”

Dal caso di Bibbiano emergono storie che fanno venire i brividi. Oggi riportiamo quella di Paolo (nome di fantasia, ndr), il papà di uno dei 7 minori coinvolti nell’inchiesta “Angeli e demoni” della procura di Reggio Emilia. “Devo uscire, devo andare a prendere un regalo per la bambina. Me la sto facendo letteralmente sotto per l’emozione, mi tremano le gambe. La rivedrò dopo due anni”. Lei è la bimba che gli scriveva le lettere per chiedergli di “andare a prenderla” e di “portarmi uno del tuoi splendidi regali”. Ma soprattutto per darle “uno di quegli abbracci che mi mancano tanto”. Parole che fanno venire le lacrime agli occhi e lo strazio al cuore solo a leggerle.

Lo implorava con parole semplici. Scritte in stampatello: “Vorrei almeno un biglietto, quando finisci di leggere prendi carta e biro”, perché “me lo aspetto con tutto il cuore”. Una lettera di poche righe che gli operatori dei servizi sociali dell’Unione dei comuni della Val d’Enza non hanno mai consegnato a Paolo, a quel padre che ora trema perché rivedrà sua figlia.

La lettera è contenuta nell’ordinanza che ha portato a 16 misure cautelati (29 sono gli indagati). Maria (anche in questo caso è un nome di fantasia) è tra i bambini che non sono ancora stati riconsegnati alle famiglie d’origine. Nei mesi scorsi alcuni di loro sono stati fatti rientrare a casa, nel suo caso il ricorso è solo iniziato, ed oggi ci sarà un passaggio fondamentale perché rivedrà, anche se alla presenza degli operatori, sia la madre che il padre.

La sua è una delle vicende più strazianti tra quelle contenute nelle carte della magistratura. Tutto inizia tra la fine del 2017 e i primi mesi del 2018, quando i suoi genitori decidono di separarsi. Una separazione dolorosa che provoca nella bimba uno stress emotivo importante. La ragazzina inizia a dare segni di difficoltà a scuola: è discontinua, distratta, sta evidentemente male, i servizi iniziano a seguirla e a febbraio dello scorso anno decidono di allontanarla da casa e di darla in affidamento ad una coppia di donne.

Subito dopo arrivano le relazioni nelle quali si spiega perché non è più il caso che veda mamma e papà. I documenti stilati da psicologi e psicoterapeuti diventano sempre più dettagliati, duri fino a ipotizzare che la piccola sia stata abusata sessualmente nel contesto familiare. I genitori della piccola cadono dalle nuvole e, nonostante gli scontri per la separazione, fanno quadrato. Al proprio legale Paolo confida: “Della mia ex possono dirmi tutto, ma che abbia abusato lei la bambina non ci crederò mai”.

Dall’altra parte la reazione è simile: “Se solo avessi intuito una cosa del genere sarei stata io stessa a denunciare tutto”, assicura la mamma. Ma nelle relazioni non si scrive solo di possibili abusi sessuali. Il tutto viene condito affermando che la bambina “non vuole vedere i genitori e che ha paura di essere rapita”. Per la procura di Reggio Emilia quei report dei servizi sociali sono falsi.

Le microspie dei carabinieri registrano la voce della bambina che chiede dei genitori agli operatori e alla coppia a cui è stata affidata. E quando una psicologa le chiede se vorrebbe incontrarli la risposta è netta: “Mi piacerebbe. Ogni tanto mi capita di piangere perché mi mancano gli abbracci di papà“. L’inchiesta “Angeli e Demoni” ha ridato speranze ai genitori della bambina.

Ora il loro caso è affidato direttamente ai servizi sociali di Reggio Emilia e il giudice reggiano che si sta occupando della loro separazione ha dato il suo benestare all’incontro di questa mattina. Rivedrà separatamente mamma e papà che non stanno nella pelle. Il padre anche ieri ha espresso tutte le sue paure parlando con i legali che lo seguono: “Oddio me l’hanno portata via che era una bimba di 9 anni ed ora mi ritrovo a incontrare un’adolescente”.

Sentiti dal giudice civile di Reggio hanno raccontato come sono cambiate le loro vite negli ultimi due anni: “Viviamo in posti diversi. Abbiamo lavori diversi, tutto è cambiato”. Ma ora ciò che conta è altro. “Ridateci la bambina. Ridatela ad uno dei due, non importa a chi, ma che ritorni da noi. Non vedo l’ora di riabbracciarla”.

 

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