Giustizia

Dopo Bibbiano scoppia il “parlateci di Riccione”? Arrestata per truffa a donne vittime di violenza

Dopo Bibbiano scoppia il “parlateci di Riccione”. Il caso è stato cavalcato da alcuni utenti per contrapporlo a quanto accaduto a Bibbiano. Clarissa Matrella, l’ex presidente della onlus Butterfly di Cattolica impegnata nel settore della tutela delle vittime di violenza di genere, è stata arrestata il 12 settembre 2019 con le accuse di truffa, minacce, estorsione e falso. Speculava sfruttando le vittime di violenza sessuale, di maltrattamento in famiglia, le giovani madri in fuga da ex mariti violenti. A quelle donne, facilmente vulnerabili, chiedeva soldi in cambio dell’aiuto che avrebbe dovuto fornire gratuitamente per volontariato.

Nascondendosi dietro l’associazione senza scopo di lucro, guadagnava soldi e favori. Si era accreditata presso gli enti pubblici e aveva vinto un bando per gestire una casa rifugio. Con un passato da investigatrice privata, una laurea triennale a Bologna e il paravento dell’impegno sociale, prendendo parte a manifestazioni pubbliche e fiaccolate, si era fatta conoscere come attivista contro la violenza sulle donne.

Di Riccione, quindi ora inizieremo a sentir parlare non solo per la movida estiva. Diverse decine di migliaia di euro i suoi guadagni illeciti, tanto che il gip Benedetta Vitolo, che le ha concesso i domiciliari, ha accolto un sequestro preventivo per equivalente di circa 30 mila euro. Non è stato semplice per i carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Davide Ercolani, conquistare la fiducia delle donne, un centinaio quelle venute in contatto con l’associazione, in venti hanno denunciato.

Grazie al tatto della marescialla dei Cc, Rita Pellegrino, le vittime hanno trovato il coraggio di parlare. La prima denuncia è del 2017, a fine di quell’anno, con una perquisizione nella sede della Butterfly, gli investigatori scoprono nominativi e rendicontazioni che porteranno ad un paio di mesi di distanza alla chiusura della
onlus da parte della stessa indagata.

Gli inquirenti hanno anche appurato che Matrella, con i soldi concessi da Comune di Cattolica e Regione Emilia-Romagna per la casa protetta, pagava l’affitto, il parrucchiere, le cene e le uscite. La 35enne che resta al momento l’unica indagata, fungeva per la Butterfly (sede a Riccione) da presidente, avvocato e psicologa, investigatore privato e tecnico informatico. Non solo fondi pubblici finivano per le spese personali ma anche quelli estorti alle donne

Da una vittima di violenza sessuale si era fatta pagare 900 euro per una perizia informatica, da un’altra tremila per un brutto divorzio. Per non essere cacciata dalla casa protetta, una straniera aveva pagato 1500 euro. Qualche tempo fa infine, era riuscita a sottrarre l’abitazione una vittima di maltrattamenti. In quella stessa casa, Matrella vi ha trasferito il proprio domicilio e l’ultima sede legale dell’associazione Butterfly. Sui social, è una fervente sostenitrice di Giorgia Meloni.

 

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