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Brunei, il sultano scrive all’Ue: “Lapidare i gay serve a difendere i nostri valori”

Da settimane il Brunei è salito agli onori della cronaca per l’introduzione di un nuovo codice che prevede la condanna a morte per lapidazione per omosessuali e adulteri. Lo ha voluto il sultano steso, il quale è stato fortemente criticato dalle associazioni per i diritti umani e da diverse cancellerie internazionali per le riforme introdotte e che hanno causato non pochi danni di immagine ed economici al Brunei.

Nel tentativo di minimizzare gli effetti negativi del provvedimento, il sultano ha inviato una lettera anche al nostro Parlamento europeo per spiegare che le norme sono state introdotte per “salvaguardare la sacralità della discendenza familiare e del matrimonio”.

Nella sua missiva, il capo di Stato ha anche detto che le condanne saranno poche dal momento che sono necessari almeno due uomini di “alta statura morale e fede come testimoni” e non verrà ritenuta valida alcuna forma di prova circostanziale”. Continuando nella sua lettera all’Ue, il sultano ha anche invocato “tolleranza, rispetto e comprensione” verso il Brunei, che sta cercando di tutelare il più possibile i suoi valori tradizionali.

Il sultano ha deciso di rivolgersi agli eurodeputati dopo la loro decisione di condannare con un’apposita risoluzione il paese e l’introduzione di un “codice penale retrogrado”. Il Parlamento ha anche invitato Bruxelles a considerare ulteriori iniziative, come il congelamento di beni, il divieto di visti e l’inserimento nella ‘lista nera’ di nove hotel proprietà dal sultano.

La modifica del codice penale introdotto in Brunei ha causato un’ondata di indignazione a livello internazionale. Il primo a condannare apertamente la riforma è stato l’attore George Clooney, che ha invitato a boicottare gli hotel di lusso che fanno capo proprio al sultano.

Il 3 aprile il sultano del Brunei ha introdotto nel paese il nuovo codice penale che prevede la pena di morte per lapidazione per gay e adulteri. Le nuove regole si applicano solo ai musulmani, che rappresentano i due terzi dell’intera popolazione del sultanato.

 

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