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Spese militari, Calenda punge Conte: “Non si può sentire”

Che Carlo Calenda non ami il M5S è cosa nota da tempo. Ora però il fondatore di Azione, ospite in tv su La7, si scaglia con durezza ancora maggiore contro il leader pentastellato Giuseppe Conte. L’accusa di Calenda è quella di aver sbagliato tutto opponendosi all’aumento delle spese militari. Un atteggiamento, quello del suo avversario politico, che a suo modo di vedere “non si può sentire”.

Carlo Calenda e Giuseppe Conte

“Questa cosa qua di Conte è una cosa che non si può sentire. – Calenda attacca subito il leader M5S – Perché noi non stiamo parlando di corsa al riarmo, stiamo parlando di spendere 7 miliardi in più all’anno per ottemperare ai nostri obblighi, soprattutto di difesa comune, che oggi sono sostenuti largamente dagli Usa. E non è detto che gli Stati Uniti siano disponibili a continuare a sostenere questo costo. In particolare se arriva un presidente alla Trump, o lui stesso. Quindi noi abbiamo bisogno di questi 7 miliardi perché abbiamo un esercito completamente sbilanciato”.

“Abbiamo per esempio scarsità totale di mezzi corazzati. Abbiamo una spesa per il personale elevatissima e una spesa per l’operatività interforze molto bassa. Allora, cosa dobbiamo fare? – si domanda Carlo Calenda – Innanzitutto è stato un errore clamoroso dare ragione a Conte e posticipare l’investimento al 2028 he invece va accelerato. Bisogna formare una forza di reazione rapida europea, cioè il primo nucleo dell’esercito europeo. E potrebbe rappresentare il nucleo di partenza di un’Europa a due velocità”.

“Però questo esercito non può essere di 5mila persone. – chiarisce il suo punto di vista Calenda – Perché un dispiegamento di 5mila persone va bene per compiti di polizia internazionale, non per opporsi a una invasione. Quindi noi proporremo di arrivare a 15mila effettivi immediati. Tutte queste cose servono oggi, in questo mutato scenario, a garantire la sicurezza nazionale. Cioè la sicurezza dei cittadini italiani. È chiaro che a nessuno di noi fa piacere spendere in armamenti perché preferiamo gli alberi, le mele, le pere. Ma il problema è quello che dobbiamo fare per garantirci”, conclude.

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