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Capezzone litiga con Guzzanti a Quarta Repubblica: “Il momento della paura”

Il tema della vaccinazione dei bambini divide gli italiani e fa discutere. Accade anche nello studio di Quarta Repubblica, durante l’ultima puntata del talk show di Rete 4, condotto da Nicola Porro. A darsele mediaticamente di santa ragione sono due giornalisti: Daniele Capezzone e Paolo Guzzanti. Quest’ultimo porta argomenti a favore del vaccino ai più piccoli. Ma il collega lo contrasta in maniera veemente. Ne nasce una discussione molto accesa.

Capezzone contro Guzzanti a Quarta Repubblica

“Basta, tu hai questa mania di interrompere la gente quando parla. E io non voglio essere interrotto. – sbotta ad un certo punto Guzzanti contro Capezzone – Mi hai fatto una domanda e adesso rispondo. I bambini da pochi mesi (hanno più possibilità di avere conseguenze gravi, ndr). È una cosa che è successa adesso, è inutile che mi parli di due anni fa”. Ma il suo interlocutore non si lascia certo intimorire.

“Siccome abbiamo fatto il momento della paura e del terrore, vi do i dati aggiornati non a 50 anni fa, ma al primo di dicembre. – parte in quarta Capezzone – Sai quanti sono dall’inizio di questa vicenda i bambini in terapia intensiva? 36. – dice rivolto a Porro – E sai quanti erano il 24 novembre? 36. E sai quanti erano il 17 novembre? 36. Sono sempre gli stessi. Allora, caro Guzzanti, basta con questo panico e questa paura”, attacca. “Piantala di prenderla personalmente. Ma che dici? Io sono andato nelle corsie. Ma come ti permetti?”, si difende Guzzanti.

“Questi sono i numeri”, ribadisce però Capezzone. “Ma che me ne frega dei numeri. Ma che cos’è questa personalizzazione?”, si innervosisce ulteriormente l’altro ospite di Porro. “Non canto canzoni della paura, do numeri precisi dell’Istituto superiore di sanità che ti hanno smentito. – riprende allora il filo Capezzone – La vera operazione di panico è, primo, non prendere dagli americani e dai britannici le cose buone che loro fanno. Incentivare la vaccinazione, ma non obbligare nessuno, né in modo diretto, né in modo obliquo. Secondo, non è accettabile che si sdogani la vaccinazione sui bambini dai 6 agli 11 anni con questi numeri infinitesimi, avendo inoculato per test a 1300 bambini (in realtà sono circa il doppio ndr)”.

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