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Carlotta, la storia di chi a 19 anni sconfigge il cancro per tornare a giocare a volley

In pochissimi minuti la storia di Carlotta Gabbin è rimbalzata sui social, raggiungendo migliaia di condivisione. E sì, perché questa è una storia che fa davvero condivisa, va raccontata, va presa ad esempio. Nove mesi fa la diagnosi di linfoma di Hodgkin, due mesi dopo un post su Instagram con i capelli corti per annunciare lo stop all’attività agonistica. Carlotta, diciannove anni di Silea (Treviso), capitano della locale squadra di volley, ha dovuto mettere da parte tutti i suoi sogni e i suoi progetti sportivi e scolastici per combattere la malattia che l’aveva colpita, un tumore relativamente raro (colpisce 4 persone ogni 100.000 abitanti). Una pausa forzata che non ha abbattuto la giovane sportiva.

La sua storia viene raccontata dal quotidiano La Tribuna di Treviso: “È il 20 gennaio, sempre su Instagram, Carlotta annuncia la svolta: ‘Questi sono stati i 9 mesi più lunghi e più duri della mia vita. Oggi posso finalmente dire di essere in remissione’. Nel 2019 il linfoma di Hogdkin aveva colpito anche la campionessa di tennis Francesca Schiavone. anche lei aveva scelto di annunciare sul suo profilo Instagram la vittoria contro la malattia. ‘Non ha mai smesso di andare in palestra a vedere gli allenamenti e le partite – ha raccontato alla Tribuna il padre di Carlotta Paolo Gabbin – ha anche seguito un corso di smart coach per continuare a frequentare la palestra da allenatrice dell’under 12 del Silea, le è servito per tenere la mente occupata su altro'”.

“Quando sono tornata ad allenarmi mi sono sentita bene, avevo bisogno mentalmente e fisicamente di tornare alla mia normalità. Gioco a pallavolo da 12 anni, purtroppo prima per un infortunio al crociato e menisco e poi per le chemio sono dovuta stare per tanto tempo ferma, non vedevo l’ora di tornare. Sono entrata in campo in partita e mi ha fatto un certo senso l’applauso del pubblico, perché io mi sono sempre sentita normale, tutti mi dicono che sono stata forte ma ho fatto solo quello che dovevo fare, accettando le cure e ciò che comportavano”.

“Ho capito davvero di essere malata quando ho iniziato a perdere i capelli. Poi tutto ti colpisce, ti chiedi perché proprio a me, perché ora. Durante le cure ero concentrata sul fare le cose che dovevo fare, esami, chemio, analisi. Quindi non mi ero soffermata sul mio aspetto. Alla fine, quando era tutto passato, è stato uno dei momenti più difficili perché mi guardavo allo specchio e facevo fatica a riconoscermi. In questi mesi mi sono resa conto che c’è davvero tanto di cui avere paura. Ciò che ho capito però è che adesso non mi ferma più nessuno”.

 

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