Giustizia

Caso Cucchi: “Depistaggio ordinato dall’alto”. Chi è coinvolto: spuntano dei nomi

Stefano Cucchi, come ha detto la sorella Ilaria “ora il muro è stato abbattuto”, e nuovi filoni di inchiesta prendono corpo. Il pm interrogherà il maresciallo della stazione in cui l’arrestato riferì di non riuscire a camminare. L’annotazione fu modificata in seguito e ora si fa sempre più concreta la strada del depistaggio. Chi ha dato l’ordine di modificare quell’annotazione? Era stata redatta dai carabinieri di Tor Sapienza dopo la morte di Stefano. Da quale livello delle gerarchie dell’arma partì l’ordine? Ora si cerca l’ufficiale che impose il falso verbale sulla morte di Cucchi. Per rispondere a queste domande i pm hanno perquisito il comandante della stazione Massimiliano Colombo e l’appuntato Francesco Di Sano. Per loro e per un altro militare è scattata l’indagine per falso ideologico.

Sono stati sequestrati pc e cellulari per capire se sia successo qualcosa dopo il 17 marzo 2017. Questa data è significativa perché è il giorno in cui Di Sano viene sentito in tribunale per il processo a carico di cinque carabinieri, tre dei quali accusati di omicidio preterintenzionale. Entra da testimone, ed esce da indagato. Perché?

In aula il pm gli sottopone due annotazioni redatte a Tor Sapienza che hanno la stessa data e lo stesso numero di protocollo, ma un diverso contenuto… Dove cambia? Nella parte che riguarda lo stato di salute di Cucchi. Nella prima c’è scritto chiaramente che non riesce a camminare e devono aiutarlo per salire le scale; nella seconda, magicamente, c’è scritto che cammina benissimo. Di Sano in aula replicò: “Le firme sono le mie, ma non ricordo perché la modificai. L’ordine venne dal comandante di stazione, a sua volta delegato penso o dal comandante del gruppo o dal comandante provinciale”.

Il comandante di stazione dell’epoca, quindi, era Colombo, il comandante provinciale il generale Vittorio Tommasone, il quale smentisce: “Non ho mai dato disposizioni simili nella mia vita”. Per chiarire tutto questo, quindi, Colombo sarà interrogato. Dalle sue parole, e con l’analisi di pc e cellulari, i pm sperano di ricostruire la vicenda, scoprendo chi diede l’ordine.

Intanto dall’inchiesta emerge che anche un altro atto potrebbe essere stato modificato, sempre il 26 ottobre 2009, come il precedente. In questo secondo atto si parla di “dolori alla testa, forti giramenti, tremore ed epilessia”. Nella seconda redazione tutto viene modificato, lasciando la parte relativa all’epilessia e sottolineando come il malessere di Cucchi derivi dalla sua tossicodipendenza. Un’altra testimonianza la fornisce Tedesco, colui che a giugno ha confessato di aver assistito al pestaggio di Cucchi da parte di D’Alessandro e Di Bernardo.

Dice Tedesco: “Ci fu una telefonata del maresciallo Mandolini al comando della stazione di Tor Sapienza, credo che parlò con il comandante. Mandolini chiese di modificare l’annotazione”. Parole che pesano come un macigno. Tedesco sembra riferirsi a Colombo, ma poi precisa ai pm: “Mandolini non mi disse chi era l’interlocutore”. Ancora mancano dei tasselli, ma questo cavolo di muro verrà giù, completamente. Ci auguriamo che accada il prima possibile. Stefano merita giustizia. La famiglia Cucchi merita giustizia. L’Italia merita giustizia.

 

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