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Altro che unità, il centrodestra è esploso: ognuno fa per sé. Salvini la paga più di tutti

Draghi ha mandato in tilt quel che restava dell’unità del centrodestra. Anche per l’addio a Conte la coalizione guidata da Salvini non era così unita come hanno fatto sembrare, presentandosi tutti insieme alle consultazioni. E la nomina di Draghi non ha fatto altre che accelerare la disgregazione. Al momento il centrodestra non ha infatti una linea comune sul presidente incaricato, e ora potrebbe spaccarsi: da una parte c’è Forza Italia che è pronta a dare la fiducia all’ex numero 1 della Banca Centrale europea (con Berlusconi anche Toti e Quagliariello di Cambiamo!), dall’altra Giorgia Meloni che ha pronunciato un No secco (al massimo astensione) fin dall’inizio, da quando il Presidente della Repubblica ha affidato il mandato esplorativo al presidente. Nel mezzo c’è Matteo Salvini.

Il leader della Lega è stretto tra i due alleati di coalizione. Anche lui al momento non chiude la porta in faccia a Mario Draghi, ma neanche la spalanca, limitandosi a un: “Vedremo cosa avrà da dirci e proporci. A noi interessa il programma”, come ha ripetuto 10 volte in diretta a Otto e Mezzo da Lilli Gruber. Eppure sembra che il leader della Lega stia prendendo tempo per cercare la via maestra che accontenti tutti i suoi elettori, e che non crei fratture insanabili nella coalizione. La Meloni sa che tra i suoi non ci sono di fan di Draghi, e quindi il No secco piace a tutti. Per Salvini invece non è così, perché nel suo partito e nel suo bacino di elettori c’è chi apprezza e non poco Draghi.

Ieri, all’ora di pranzo, quindi, il centrodestra si è riunito per trovare una linea comune, che però non è stata trovata. Salvini è uscito di lì dicendo che “si vedrà”, mantenendo quella cautela di chi temporeggia e prende tempo. Così come lui anche l’ala berlusconiana, che però sta cercando di convincere il leader della Lega. E la Meloni, partiti da un “no” categorico è arrivata a dire che “al massimo ci asteniamo, ma solo se lo facciamo tutti insieme”. Tradotto: o ci asteniamo, o ognuna fa per sé. Quindi Fdi no, Fi sì, Lega forse.

Inoltre si sussurra che da una costola di Forza Italia potrebbe nascere una forza politica che andrebbe a braccetto con Giovanni Toti. Cioè Mara Carfagna che ieri pare essere stata vista a confabulare proprio con il governatore ligure e con Gaetano Quagliariello. Da questa costola potrebbe quindi nascere quel qualcosa che piacerebbe anche agli imprenditori leghisti, scontenti della decisione del Capitano di affossare il supernome di Mario Draghi.

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