Economia

Cibo Made in Italy ed export: quanto ci sta costando l’ embargo della Russia

Dopo l’entrata in vigore nel 2014 dell’embargo in Russia, il settore agroalimentare italiano ha rilevato ad oggi una perdita per oltre un miliardo di euro. E’ questo il dato allarmante emerso dal rapporto del Centro Studi Confagricoltura sulle conseguenze economiche dell’embargo della Russia sul comparto agricolo e dell’industria alimentare italiana. Il decreto n. 778 del 7 agosto 2014, stabilisce il divieto di importazione, da UE, Usa, Canada, Norvegia ed Australia, in Russia, di molti prodotti agroalimentari. Il provvedimento fu assunto dal Governo della Federazione Russa in risposta alle misure restrittive conseguenti alla “crisi Ucraina”, e doveva inizialmente durare un anno, ma invece tra varie proroghe è a tuttora vigente.

I dati di Confagricoltura
Lo studio ha evidenziato che nel periodo che va dal 2009 al 2013, il valore delle esportazioni di prodotti agricoli e alimentari verso la Russia era in rapida ascesa (+111%), passando dai 333 milioni di euro del 2009 (pari al 1,4% dell’export nazionale complessivo di settore) a 705 milioni di euro del 2013 (pari al 2,1%). Nel 2014 però, l’entrata in vigore dell’embargo russo ha cambiato totalmente questo trend positivo delle esportazioni nel settore agroalimentare italiano, che si sono ridotte a 381 ml nel 2015, risalendo a 552 milioni solo nel 2018. Dunque il confronto tra il 2013 e gli anni successivi ha mostrato una perdita calcolata da Confagricoltura di circa 1.034 milioni di euro. Per quanto riguarda i prodotti che più hanno sofferto dall’embargo russo, dal 2013 al 2018 l’export di carni, ortaggi e frutta è stato praticamente azzerato. A seguire, vanno di poco meglio le preparazioni di cereali che scendono “solo” da 83 a 57 milioni di euro, mentre è il latte e derivati da quasi 45 milioni oggi valgono appena 3 milioni.
Le Regioni più colpite
Ad essere più danneggiate sono state le Regioni del Centro-Nord con l’Emilia Romagna che ha visto nel 2018 una perdita di 67 milioni di euro rispetto al 2013; seguono Piemonte (- 42 ml) e il Veneto (- 40 ml). Ci sono cinque regioni che dopo l’embargo sono però cresciute, seppure di pochi milioni di euro in termini assoluti: Lazio, Toscana, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Molise.
Ripercussioni anche in Europa
Anche se in Italia l’embargo russo ha significato un calo del 26% di prodotti venduti, a livello europeo siamo tra gli Stati che hanno retto meglio il colpo: in Francia l’export (tra il 2013 e il 2017) si è dimezzato segnando un meno 48%, e in Spagna va anche peggio (-54%) mentre la Germania registra un meno 38%. Va molto peggio a Lituania e Polonia (-64,8% e -63%) che, per motivi geografici sono partner naturali della Russia e da un embargo hanno molto più da perdere rispetto a Paesi che possono contare su molti altri mercati di sbocco.

 

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