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Ospedale di Codogno, i medici contro Conte: “Accuse che fanno più male della malattia”

A caldo il premier Conte aveva tuonato: “Focolaio causato dagli errori dell’ospedale”. Nel bel mezzo dell’emergenza coronavirus, però, i medici dell’ospedale non ci stanno e replicano a muso duro: “Abbiamo fatto il nostro dovere e abbiamo la coscienza a posto. Dal primo istante dell’emergenza non abbiamo lasciato i nostri ammalati nemmeno per un istante. Alcuni di noi, tra medici e infermieri, sono infetti e lottano adesso contro il morbo. Non siamo eroi e non pretendiamo gratitudine per il nostro lavoro: ma ascoltare dalle massime cariche dello Stato certe parole, che moralmente uccidono più del virus, fa male e ci umilia”. Giorgio Scanzi, primario di Medicina dell’ospedale di Codogno, assieme ai colleghi, da cinque giorni in quarantena e in servizio nell’epicentro del contagio, non riesce a nascondere l’amarezza.

Scanzi rivela a Repubblica: “Nessun ospedale d’Italia una settimana fa si sarebbe comportato in modo diverso. Abbiamo applicato protocolli e direttive di Istituto superiore di sanità, Oms e ministero della Salute. Nessuno di loro avrebbe suggerito tampone e isolamento per un italiano con i sintomi classici dell’influenza, non reduce dalla Cina e che non dichiara contatti con persone provenienti da là. Appena il quadro è cambiato, il protocollo è stato seguito. Il contagio purtroppo era già esploso da giorni, al punto da costringerci a chiudere il reparto”.

L’ospedale di Codogno resta l’incubatrice perfetta del Covid-19 in Italia. Qui ha rischiato di morire Mattia, 38 anni, dirigente dell’Unilever di Casalpusterlengo, “paziente uno” dell’epidemia che paralizza il Nord. Ricoverato a Pavia, resta grave. Chi lo ha curato per primo rifiuta però “un processo politico aperto in totale assenza di riscontri”. Gli ordini ufficiali vietano dichiarazioni. Medici e infermieri schierati sul fronte del focolaio tengono invece “alla verità su quanto accaduto”.

Adesso l’ospedale, così come il paese e l’intera comunità, si trova isolato, in trincea. A centinaia raggiungono così gli accessi sigillati alla zona rossa. Qui parenti e amici, dall’esterno, lasciano sulla strada generi di prima necessità. Medici e infermieri stanno facendo turni massacranti per riportare tutto alla normalità. A loro il più grande grazie e la solidarietà di tutti.

 

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