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Conte, da burattino a burattinaio. La metamorfosi di chi ha saputo diventare leader

Anche negli ultimissimi sondaggi Giuseppe Conte risulta essere il leader di cui si fidano di più gli italiani. Il presidente del Consiglio in carica è stato indicato dal 27% degli intervistati. Conte precede nelle preferenze Matteo Salvini e Giorgia Meloni, rispettivamente leader della Lega e di Fratelli d’Italia, entrambi al 16%. Alle loro spalle con il 12% delle preferenze c’è Nicola Zingaretti del Partito Democratico. È interessante, dunque, evidenziare questa spaccatura: da una parte la Lega che risulta essere il partito preferito dagli italiani, dall’altra Conte che comunque come leader sembra rassicurare di più il popolo. Insomma, l’avvocato pugliese si è trasformato, in poco tempo, da “burattino” a burattinaio. Si è fatto le ossa, è diventato leader e adesso si parla addirittura di “contismo”, cioè di un fenomeno, di un determinato e distinguibile modo di fare politica.

“Giuseppe Conte, un burattino diventato burattinaio”, lo abbiamo preso in prestito dal titolo malizioso del quotidiano francese Le Figaro all’indomani del nuovo cambio di maggioranza. Questo ci è utile per sottolineare come anche da parte della stampa estera sia completamente cambiata la percezione del nostro premier. Secondo Le Figaro quella del premier è stata una “piroetta eccezionale”, tanto che “passerà alla storia” per aver diretto un governo con l’estrema destra ritrovandosi successivamente “alla testa di un governo di sinistra con la benedizione di Donald Trump”. Non fa una piega come lettura.

Conte è stato il “pupazzo di Di Maio e Salvini”, è stato “il vice dei suoi vice”. È stato un ritratto macchiettistico. Ed ora? Ora è lui che detta le regole, che davanti rassicura e dietro fa la voce grossa per non far saltare il banco. È quello che tiene a bada Renzi, un Movimento 5 Stelle più spaccato che mai e un Pd in piena crisi esistenziale. È quello che, infatti, viene indicato come leader sia dal Movimento 5 Stelle, sia dal Partito Democratico. Tutti ora lo vogliono. Sa essere sia istituzionale, sia popolare. E l’immagine seduto sul banco, quando è andato a metterci la faccia con gli operai dell’ex Ilva, ha conquistato praticamente tutti.

Conte si destreggia con abilità tra la furia toscana di Renzi e la ruspa padana di Salvini. Sfida, mantiene il punto, fa valere le sue ragioni e il suo ruolo. Sembra lontano anni luce dal Conte delle origini, quello che accusava il colpo e che ripeteva – a seconda delle necessità – le istanze leghiste o pentastellate. Ora Conte sa fare sintesi, non ha paura di dire la sua e di emergere. Gode della fiducia del Capo dello Stato, del Vaticano, degli Stati Uniti e persino della Russia (checché ne dica Salvini).  Conte sembra avvicinarsi, dunque, al “metodo” di Moro e di Andreotti. E la conferenza stampa di fine anno ha certificato una cosa: se prima era una sorta di vittima, ora Conte può tranquillamente essere il carnefice. È diventato politico. È diventato rilevante. È diventato leader.

 

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