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Conte-Macron, braccio di ferro con l’Europa: subito gli eurobond o niente accordo

Continuano le trattative serrate in seno a un’Unione Europea che continua a mostrare crepe preoccupanti e cerca ora disperatamente una soluzione che accontenti tutti per garantirsi una sopravvivenza non troppo scontata. La situazione è la stessa dei giorni scorsi: il blocco dei Paesi del Nord schierato da una parte, quelli del Mediterraneo dall’altra. In mezzo, la ricerca di un punto condiviso sul piano da mettere in atto per contrastare i devastanti effetti economici dell’emergenza coronavirus all’interno degli Stati membri più colpiti. In primis l’Italia, ma anche Francia e Spagna, che da giorni si trovano ad affrontare difficoltà crescenti.

La Germania, che guida il blocco di chi non vuole condividere il rischio economico con gli altri e non accetta l’idea di dare aiuti senza porre condizioni, nelle scorse ore aveva fatto trapelare un grande ottimismo, sostenendo che tra Berlino e Parigi si fosse ormai vicini a un accordo da proporre poi agli altri Paesi membri. Senza i discussi eurobond, punto sul quale Giuseppe Conte continua invece a insistere. La realtà, però, è che Macron e la Merkel restano molto lontani, con la Francia che guarda piuttosto all’Italia come alleato del quale condividere le richieste.
Francia e Italia si stanno così arroccando sulla medesima posizione: se nel programma che l’Ue presenterà non ci saranno gli eurobond, rifiuteremo senza se e senza ma. Non basteranno, dunque, le proposte fatte dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, che aveva anticipato l’idea di una cassa integrazione europea per tutelare i lavoratori bloccati a casa dall’emergenza. Strategia apprezzata ma non ritenuta sufficiente, da sola. E allora, si torna indietro al solito punto: un meccanismo solidale di distribuzione dei debito a livello europeo attraverso la creazione di obbligazioni del debito pubblico dei Paesi facenti parte dell’eurozona. O si va in questa direzione, o Conte e Macron sono pronti a mettere il veto.Macron e Conte possono contare a loro fianco su altri 16 Paesi, gli stessi che nei giorni scorsi hanno condiviso la loro rabbia verso un’Ue ancora poco solidale nonostante i tempi. E così il rischio è che il Consiglio Europeo delle prossime ore, quello che dovrebbe confrontarsi e stabilire una linea d’azione condivisa, possa slittare. I negoziati proseguono feroci, dietro le quinte. Ma la soluzione è ancora molto lontana. E un confronto, ora come ora, potrebbe non avere altro risultato che quello di esasperare gli animi ed evidenziare le divergenze.

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