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Conte non si candida, Renzi lo affonda: “Vive di like ma teme il voto”

È durata solo lo spazio di poche ore la suggestione di vedere Giuseppe Conte candidarsi ad un posto in Parlamento. L’intenzione del leader del M5S, supportato dal Pd di Enrico Letta, sarebbe stata quella di correre alle elezioni suppletive nel collegio di Roma 1. Posto lasciato vacante da Roberto Gualtieri, asceso intanto alla guida del Campidoglio. Tutto sembrava fatto ormai, con i Dem pronti ad appoggiare l’alleato di centrosinistra in un collegio considerato storicamente ‘blindato’. Ma le polemiche che sono seguite alla notizia, unite probabilmente a più raffinati calcoli politici, hanno alla fine indotto Conte a tornare sui suoi passi. Decisione che scatena la reazione di Matteo Renzi e Carlo Calenda.

Giuseppe Conte e Matteo Renzi

“Conoscendo la sua proverbiale mancanza di coraggio non ho mai avuto dubbi. È un uomo che vive di sondaggi ma che ha un terrore senza fine di misurarsi con i cittadini. Vive di like, ma teme il voto”, attacca il leader di Italia Viva intervistato da La Stampa. “Speriamo torni il buon senso in casa Pd. Non devono rincorrere i grillini, ma fare politica”, si augura Renzi.

“Il Pd dovrebbe provare a vincere le elezioni prendendo la guida del Polo riformista, come abbiamo fatto nel 2014 ottenendo il 41%. – prosegue ancora Matteo Renzi – Oggi mi pare che si stiano accontentando della metà di quei voti. E che stiano rincorrendo le stelle cadenti del grillismo. Loro vedono i sondaggi sulla popolarità di Conte e si emozionano. Quando si voterà, vedremo quanto queste emozioni si trasformeranno in voti. La stessa scelta di tirar fuori la candidatura di Conte dimostra che sono confusi, ma ce ne eravamo già accorti sullo Zan”, conclude.

“Per me il problema non sussiste più. – così Calenda annuncia il ritiro della sua candidatura anti Conte – Non potevo accettare l’idea che un 5S calcasse i sacri Colli, che il Pd abbandoni i propri elettori a un Movimento che in quel collegio alle Comunali ha preso il 5,3%. È da tre settimane che Enrico Letta ci prende in giro, dicendo che avremmo parlato. Questo modo di procedere di Enrico dimostra che non c’è nessun Ulivo 2.0 ma solo un Conte 2 riveduto è corretto”.

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