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Retroscena, Conte ai suoi: “Pezzi dello Stato stanno lavorando contro il governo”

I capi delegazione si dice siano parecchio arrabbiati con il premier Giuseppe Conte per la gestione del piano di “Rilancio 2020-2022” di Vittorio Colao. Molti dicono di averlo appreso dagli organi di stampa. E così il presidente del Consiglio è corso subito ai ripari prendendo le distanze e mandando un messaggio forte e chiaro su quella che sarà la nuova fase dell’Italia post-Covid: “Non sono stato io a far trapelare il documento redatto da Vittorio Colao. Tra l’altro è solo uno spunto tecnico, niente di più. La decisione sarà politica”. Con queste parole: “La decisione sarà politica”, il premier chiude dunque l’epoca del prima ai tecnici e riporta al primo posto la politica.

Intanto, trapelano altri pensieri del premier. Come scrive Tommaso Ciriaco su Repubblica, c’è un retroscena clamoroso: gli attacchi dei giorni scorsi non sono andati giù a Conte, il quale “scorge manovre” per disarcionarlo che vengono ordite su più fronti: “Ci sono pezzi dello Stato – burocrazia, apparati ministeriali, parlamentari e forze politiche – che lavorano contro il mio esecutivo”, avrebbe detto ai suoi. E poi c’è dell’altro. Riporta Ciriaco: “C’è che si fida zero di Luigi Di Maio. A volte dubita un po’ anche di Dario Franceschini (che ieri ha parlato a lungo proprio con il ministro degli Esteri, a margine di un evento alla Farnesina)”.

Per calmare le acque, però, da oggi Conte vedrà i ministri singolarmente e a seguire le forze politiche di maggioranza. Poi da venerdì, giorno in cui il governo si trasferirà a Villa Doria Pamphili, il presidente del Consiglio incontrerà le forze di opposizione. Sabato inizierà il confronto con gli organismi internazionali e da lunedì al via i tavoli con le parti sociali. Lo schema di massima è questo. Ma questo momento che per Conte sarebbe dovuto essere di rilancio si trasforma in breve tempo in una resa dei conti interna al governo e non solo.

Le continue bordate che arrivano dal Pd, nonostante sia stato corretto un po’ il tiro, lo preoccupano. Il timore del presidente del Consiglio consiste nella sensazione che in tanti stiano remando contro le riforme e contro l’esecutivo. Ed è per questo che si stanno accumulando ritardi nell’organizzazione degli Stati generali dell’economia. Gli inviti non sono stati ancora mandati. Tra i papabili ci sono la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente del Parlamento Ue David Sassoli, oltre ad alcuni premi Nobel e ad alcuni economisti di fama internazionale. A seguire sindacati, Confindustria e le forze di opposizione.

Il piano Colao, consegnato al presidente del Consiglio pieno di buone intenzioni, è per Conte e altri ministri deludente. E tutto ciò complica le cose. Scrive l’HuffingtonPost: “Doveva essere una sintesi programmatica fondamentale e in realtà appare, anche agli occhi del premier, come un elenco di buoni propositi, tutte le riforme mai fatte nel Paese, ma senza un’indicazione chiara, decisa, su dove e come investire. Per questo Conte pare abbia scelto la linea dell’ascolto piuttosto che quella della presentazione di un vero piano di governo. Che infatti non c’è”.

 

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