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Coronavirus, maxi-sequestro di respiratori al porto: imprenditore li rivendeva all’estero

Un enorme carico pronto a partire per la Grecia. Un camion pieno di pezzi di ricambio per i respiratori polmonari, quelli di cui gli ospedali italiani hanno un bisogno disperato in questi giorni di emergenza coronavirus. Un’operazione vergognosa e illegale, ci cui però si sono accorti subito gli uomini della Guardia di finanza e dell’Agenzia delle dogane. Al porto di Ancona – racconta Nicola Pinna su La Stampa – aperti i portelloni dell’articolato, militari e ispettori hanno avuto la brutta sorpresa: tra le casse c’erano più di 1800 pezzi che ora sono stati assegnati alla Protezione civile e ora saranno preziosi per affrontare l’emergenza in corso. “Quelli che sono stati sequestrati erano circuiti per respiratori”, spiegano dal comando provinciale delle Fiamme gialle di Ancona.

“Si tratta di preziose apparecchiature per collegare i respiratori ai pazienti, sia a quelli adulti che ai bambini. Il circuito respiratorio rappresenta l’interfaccia diretta con il paziente, di conseguenza un elemento chiave dell’intero sistema di anestesia e ventilazione”. Il carico arrivava direttamente dal Milanese, l’area più martoriata dal virus, ed era stato venduto da un imprenditore lombardo a una società greca. Nei confronti del titolare dell’impresa che stava tentando questa esportazione illegale (ed eticamente ignobile) è scattata subito una denuncia.

Come spiega Pinna, “da quando è scattato lo stato di emergenza per la gigantesca contaminazione, l’esportazione di prodotti sanitari non è più consentita in alcun modo. Lo dice espressamente l’ordinanza del capo della Protezione civile, la numero 639, firmata il 25 febbraio: vietata la vendita all’estero di dispositivi di protezione sanitaria e anche degli strumenti e dei dispositivi per la ventilazione meccanica dei pazienti con patologie respiratorie”.

Così come non si possono vendere le mascherine, la stessa regola vale per i respiratori (quelli che un’altra impresa bolognese non ha ceduto ai suoi storici clienti esteri per assegnarli agli ospedali italiani) e anche i pezzi che fanno funzionare tutte le macchine salvavita. La denuncia fatta scattare dai finanzieri rischia di avere come conseguenza anche l’arresto fino a 3 mesi.

 

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