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Cosa succederebbe se l’Italia riaprisse tutto? I numeri degli scienziati fanno paura

Giorni di proteste feroci, queste, dopo l’annuncio del premier Giuseppe Conte sull’inizio della cosiddetta Fase 2. Con le opposizioni, in particolare Matteo Salvini e Giorgia Meloni, a gridare rabbiose tentando di trascinare in piazza, in barba alle norme per contenere possibili contagi, i cittadini insoddisfatti. Ma cosa succederebbe davvero se, da un giorno all’altra, si riaprisse l’intero Paese, scuole incluse, facendo anche marcia indietro sullo smart working?

A fornire la risposta sono stati gli esperti del comitato tecnico-scientifico, che al governo hanno fornito un quadro preoccupante: 151 mila persone in terapia intensiva, con un totale di ricoveri a fine anno a 430 mila. E che cosa, invece succederebbe se a rimanere chiuse fossero solo le scuole? I ricoveri in terapia intensiva, nel momento di picco, potrebbero essere 109 mila, con un totale a fine anno di 397 mila. Dati che spaventano e fanno riflettere.

I numeri sono quelli inseriti nella relazione riservata del comitato al governo datata 22 aprile, che trovate qui sopra in versione integrale:  talmente preoccupanti da spingere l’esecutivo a varare un decreto sulla fase 2 più prudente di quanto molti si aspettassero. Come scritto dal Corriere della Sera, i tecnici hanno avvertito il governo che “analizzando i dati sull’andamento del contagio appare evidente che lo spazio di manovra sulle riaperture non è molto”.
Sebbene, secondo i tecnici, “nella realtà attuale il valore di R0 è inferiore a 1”, persistono “nuovi casi di infezione in tutto il contesto nazionale che stanno ad indicare la necessità di mantenere elevata l’attenzione”. Essendo evidente dalle simulazioni che “se R0 fosse anche di poco superiore a 1 (ad esempio nel range 1.05-1.25) l’impatto sul sistema sanitario sarebbe notevole, è evidente che lo spazio di manovra sulle riaperture non è molto”.E poi aggiungono: “Gli scenari compatibili con il mantenere R0 sotto la soglia di 1 sono quelli che considerano la riapertura — a patto che vengano adottate tutte le misure di distanziamento sociale e di igiene personale ed ambientale — dei settori Ateco manifatturiero, edilizio, commercio correlato alle precedenti attività e con le dovute limitazioni alle situazioni che generano forme di aggregazioni (es. mercati e centri commerciali) e trasporto locale correlato alle attività di cui ai punti 1, 2 e 3″.

No alla riapertura di scuole e no alle messe: sì, invece, a tre «variabili determinanti per contenere il valore di R0 sotto a 1 che sono: 1. il rispetto delle raccomandazioni dei sistemi di trasporto; 2. la raccomandazione all’uso delle mascherine per comunità in tutti i luoghi pubblici confinati (le cui caratteristiche saranno approfondite in uno specifico documento in corso di emanazione) da parte di tutta la popolazione; 3. il mantenimento del distanziamento sociale e dell’igiene frequente delle mani e ambientale in tutte le attività”.
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