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Coworking: la startup cinese Campfire prova a sbaragliare la concorrenza

Le startup sono considerate le imprese del futuro. Oggi, più che mai connesse a tecnologie e servizi sempre più performanti, possono ottenere ottimi risultati in termine di guadagno anche in breve tempo. Occorre però alla base una struttura preparata, che sia in grado di restare aggiornata, proponendo servizi utili e all’avanguardia. L’esempio di startup che ha raggiunto il successo in anticipo rispetto all’espansione globale è caratterizzata da Campfire, coworking di Hong Kong che è riuscita a guadagnare 18 milioni di dollari.

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La startup del coworking

WeWork, altra startup leader sul mercato asiatico, potrebbe raddoppiare i suoi numeri, in quanto il piano commerciale prevede l’espansione su nuovi territori oltre a quelli cinesi. Ma ciò non impedisce ad altri concorrenti locali di ambire a progetti di espansione altrettanto lungimiranti.

Una delle startup che mira alla sicurezza della conquista di nuovi mercati è proprio Campfire. La giovane azienda di Hong Kong sta cercando di distinguersi dalla massa con spazi focalizzati sull’industria. Proprio poche settimane fa ha annunciato di aver raccolto circa 18 milioni di dollari ancora prima delle espansioni programmate in tre paesi d’oltreoceano: Singapore, Australia e Regno Unito.

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Il quartier generale di Campfire

Da due anni il core business di Campfire è ad Hong Kong, dove ha otto sedi che includono siti di co-educazione, co-retail e co-living, oltre a più sedi di co-working standard. Nel caso poi che si tratti di una location focalizzata sulla moda, questo spazio include anche la passerella, lo studio fotografico, la struttura del tessuto e la stampante 3D.

Le nuove sedi provengono dalle basi di un trio di società immobiliari di Hong Kong: Kwai Jung Group, Fast Global Holdings, che è una filiale di Rykadan Capitale, e SaSa. Sa Sa è in realtà un marchio di cosmetici che opera in tutta la Cina e in alcune parti del Sud-Est asiatico, ma l’azienda possiede un’importante impronta al dettaglio. Questo include l’edificio che ospita lo spazio definito Punto V del Campfire a Causeway Bay, nel cuore di Hong Kong, quindi la collaborazione tra le due realtà è già molto avanzato.

Il portavoce di Campfire ha confermato che il capitale messo per le sedi in coworking è tutto fornito in anticipo, in base al patrimonio netto, in altre parole si tratta di un investimento nel business, non in sedi specifiche o joint venture, come talvolta accade con accordi di investimento in società di co-working come questa.

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Prossimo progetto: aprire filiali in Europa e Australia

Andando oltre Hong Kong, il gruppo ha già preso di mira l’Europa: aprirà il suo primo spazio co-working oltreoceano a Londra, nel quartiere di Shoreditch, e con location dislocate a Melbourne, Sydney e Singapore, programmate però solo successivamente. Il progetto finale sarebbe quello dio creare una sorta di “città gateway globali”, coinvolgendo Tokyo, Osaka, Bangkok e Brisbane solo per citare i primi della lista.

La cooperazione è sufficientemente sviluppata in tutto il mondo, in modo che la maggior parte dei paesi in tutta l’Asia ha un numero di attori locali che possono finalmente competere con il leader WeWork, attualmente valutato a livello globale con 35 miliardi di dollari.

Alcune delle realtà più sviluppate in questo settore comprendono JustCo di Singapore, EV Hive in Indonesia e China Ucommune . WeWork è stato impegnato per molto tempo a consolidare la propria posizione, avendo acquisito Spacemob nel Sud-Est asiatico e il suo principale rivale in Cina, Naked Hub.

Occhi puntati su Campire, dunque. Chissà se riuscirà a battere la concorrenza.