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Crisanti, bordate a Zaia: “Mi fa pena. Non aveva capito nulla e ora vuole prendersi i meriti”

L’intervista del Corriere ad Andrea Crisanti farà nascere l’ennesimo polverone. Il medico è un fiume in piena e se la prende con il governatore del Veneto, Luca Zaia, senza risparmiare una sola stoccata. Un attacco diretto rivolto al governatore, ormai un nemico dichiarato. Per il microbiologo, direttore del laboratorio dell’Università di Padova, quella di mercoledì è stata una giornata d’inferno, con la bordata che la Regione gli ha riservato attraverso il libro di Bruno Vespa: una lettera a Nature per dire che proprio no, non è Crisanti l’uomo che ha evitato l’ecatombe del coronavirus in Veneto: “Questo modo di fare che ha Zaia, è soltanto una dimostrazione di come, purtroppo, funzionano le cose in Italia”.

“Di una cosa sono certo – dice Crisanti – quella lettera non è mai stata recapitata a Nature. Loro mi inoltrano tutte le osservazioni al mio articolo sullo studio condotto a Vo’, anche quelle apparentemente più insignificanti. Della missiva citata da Vespa, le garantisco, non c’è traccia. È solo una vendetta. La scorsa settimana ho scritto una lettera alla Regione denunciando il fatto che i test rapidi, per i quali sono pronti a spendere 150 milioni di euro, in realtà non funzionano. Sono troppo poco ‘sensibili’. Il documento dice che il piano anti-Covid è tutto merito di Zaia? Sono menzogne”.

Spiega ancora Crisanti: “Ho telefonato a Bruno Vespa, gli ho fatto avere i documenti che dimostrano la vera paternità di quelle misure e gli ho chiesto di smentire tutto e di togliere quel capitolo dal suo libro. Altrimenti saranno i tribunali a stabilire se questa è, o meno, diffamazione. Il 21 febbraio a Vo’ si scopre il primo focolaio di coronavirus, nel giro di una settimana, si registrarono nuovi focolai a Limena, a Treviso, a Venezia. Fu fermato il Carnevale. E in tutto questo, il 28 febbraio Zaia dichiarò che secondo lui era soltanto una pandemia mediatica. Dire che non ci aveva capito nulla è un eufemismo”.

Poi l’altra bordata: “In quei giorni Zaia era in rotta di collisione con il virus. Esattamente come lo è oggi. Fui io a spiegargli la valenza scientifica di ciò che si stava facendo. Fui io a spiegargli che così si poteva arginare il contagio. E sempre io gli dissi che quello era l’unico sistema per combattere il virus in Veneto. Mandai al governatore una relazione che conteneva il piano e poi, il 17 marzo, lo inviai all’assessore Lanzarin che immediatamente fece una delibera che recepiva le mie indicazioni”.

Sembrava la collaborazione perfetta: lo scienziato e il politico insieme, al servizio della gente. Perché ora litigate? “La rottura arrivò quando Zaia tentò di prendersi tutti i meriti. Esattamente come lui e il suo staff stanno facendo adesso. Ma quello è il mio piano, non il loro. Evidentemente è abituato ad aver a che fare con persone che abbassano la testa e accettano tutto. Ma io non sono fatto così. Cosa direi ora a Zaia? Gli rirei che ‘me fa pena’”.

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