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Da Venezia alla Campania, quelle Regioni italiane che continuano a non funzionare

La Venezia allagata, messa in ginocchio dal maltempo e travolta, oltre che dal vento e dalla piogge, da feroci polemiche per quello che si sarebbe potuto fare e non si è fatto è il simbolo di un nord che si professa come modello di efficienza e invece mostra in queste occasioni tutte le proprie fragilità. Emblematiche, in questo senso, le parole del governatore del Veneto Luca Zaia, quello che fino alla scorsa estate sedeva regolarmente al tavolo con Toninelli e al quale avrebbe potuto evidenziare la situazione del Mose e che invece oggi, dall’opposizione, tuona: “”Ci sono cinque miliardi di euro sott’acqua, non abbiamo ancora ben capito perché non siano in funzione”.

Difficile oggi credere al suo stupore, quando avrebbe potuto battersi nelle opportune sedi affinché i lavori venissero sbloccati e portati a termine il prima possibile. E difficile credere al suo predecessore Giancarlo Galan, finito agli arresti proprio per le tangenti del sistema Mose e che poche ore fa metteva le mani avanti dicendo: “Solo responsabilità di Roma, noi veneti non c’entriamo niente”. La sensazione, però, è ben diversa. Quello di un’inefficienza italiana diffusa in ogni Regione e che non risparmia nemmeno quel nord decantato come ricco, pratico e in grado di andare avanti per la sua strada.
racconta Linkiesta, le Regioni sono “il grande polmone che ha sostituito la vecchia organizzazione dei partiti sul territorio, la macchina da voti che raccoglie e organizza gran parte del 60 per cento degli italiani che ancora va ai seggi nonché la rete di interessi economici e imprenditoriali a cui sono legati. E non a caso le competizioni regionali, per molto tempo snobbate come fatti locali, sono diventate l’epicentro del conflitto politico, un luogo che determina cambiamenti di tipo nazionale. In Germania o in Francia, dove peraltro le Regioni hanno poteri assai più estesi dei nostri, non si è mai visto un governo pendere dal risultato di un’elezione regionale: da noi sì”.“E tuttavia queste Regioni così assertive e questa nuova leva di governatori così visibili, così importanti, così ‘personaggi’ e così rivendicativi delle loro potestà  sono i più bravi a defilarsi quando il banco gira male. Zaia e il suo surreale ‘che fine ha fatto il Mose?’ non è mica il solo.

“Ogni alluvione, ogni terremoto, ogni dissesto legato alla mancata manutenzione del territorio, ai mancati controlli, agli appalti fatti male o alle opere finanziate e mai eseguite; ogni incendio, ogni emergenza sanitaria negli allevamenti o in agricoltura; ogni coccolatissima banca locale che fallisce, ogni grande impresa che se ne va, ogni Ilva che chiude gli altoforni perché stufa di essere aggredita dai territori a cui dà lavoro, vedrete un Governatore in cattedra, col dito alzato. A chiedersi dove sia lo Stato, la protezione civile, il ministero, Bankitalia, senza che nessuno ribatta: dicci piuttosto dove eri tu”.

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