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Perché all’Italia manca una destra costituzionale, laica e moderata. E perché ce n’è bisogno

Per capire a che punto è la destra in Italia basta mettere in fila alcuni eventi e alcune dichiarazioni degli ultimissimi giorni. Prendiamo ad esempio un caso su tutti: quello di Liliana Segre. Solo in questa Italia una sopravvissuta ad Auschwitz è costretta a girare con la scorta, e invece di ricevere solidarietà bipartisan, si vede attaccata, minacciata e irrisa. Con Salvini e la Meloni che rilasciano dichiarazioni a dir poco imbarazzanti, e i loro rispettivi partiti che si astengono durante la votazione su una commissione che porta il suo nome. Non contenti, al momento della standing ovation del parlamento, Lega e Fratelli d’Italia restano seduti e non battono nemmeno le mani. Perché?

Una buona destra, moderata e costituzionale, sarebbe subito insorta e avrebbe preso le distanze da chi oggi in Italia si chiama “destra” e rappresenta un estremismo che incomincia davvero a preoccupare. Ad arricchire questa analisi ci pensa oggi Goffredo Buccini con un articolo pubblicato sul Corriere dalla Sera. Scrive Buccini: “Il fallimento non solo politico di Fini, il declino di Berlusconi e soprattutto la crisi economica che, incrociata a quella migratoria, ha spaventato le classi più disagiate del Paese facendole regredire verso una nuova proletarizzazione inattesa e dentro una dimensione di nostalgia del passato hanno mandato in archivio (per ora) il sogno di quella destra repubblicana e laica (che non poteva risolvere se stessa nel trasversalismo cattolico della vecchia Dc o nel trasformismo dei suoi esangui eredi nella Seconda repubblica)”.

Continua Buccini: “I recenti rigurgiti di intolleranza, ormai esplicitamente rivendicati nei comportamenti pubblici in una misura impensabile fino a dieci anni or sono, non si esauriscono affatto nel caso Segre (la comunità ebraica ricorda peraltro che tutti i suoi vertici sono costretti a vivere sotto protezione). Le cronache quotidiane ci consegnano ogni giorno esempi di quanto sia pericoloso, nelle menti più deboli e nei quadri politici più sgangherati, un segnale di ‘tana libera tutti’ sul repertorio mussoliniano codificato tra le righe di dichiarazioni ambigue e antiche parole d’ordine provenienti dalla leadership attuale della destra, così lontana dall’utopia della rivoluzione liberale del primo Berlusconi e dalla svolta di Fini”.

È assai condivisibile quello che dice in conclusione Buccini: “Non si tratta soltanto del recupero di un generico moderatismo, la politica non è bon ton (con buona pace di chi tenta di derubricare in «politicamente corretto» ogni tentativo di civilizzare il discorso pubblico). Si tratta di attingere ai valori storici della destra europea ed europeista, garantista nel diritto, liberale in economia, rigorosa nella gestione dell’accoglienza senza tuttavia concedere un millimetro alla xenofobia e al razzismo”.

La destra italiana non può essere euroscettica, fascista, vicina alle democrature dell’Est Europa, riluttante verso il 25 aprile, urlatrice, manganellara, violenta, negazionista. No,  oggi più di vent’anni fa, l’Italia avrebbe bisogno di una destra che non prenda le distanze dalla Costituzione, una destra laica e liberale.

 

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