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Di Battista “scappa” in Iran. Un altro viaggio, lontano dalle beghe del M5S (e dell’Italia)

Ha fatto perdere le sue tracce, non commenta da molto tempo le vicende della politica italiana e ora ha ripreparato lo zaino per partire. Alessandro Di Battista è partito per l’Iran. L’ex deputato lo ha annunciato ieri al Fatto Quotidiano. Di Battista è reduce da un periodo personale difficile, ma anche la politica non gli riserva grandi soddisfazioni. Lui e Luigi Di Maio si erano opposti, il primo con più forza, all’avventura governativa con i nemici di sempre, il Partito democratico.

Ma poi Beppe Grillo, Giuseppe Conte e la gran parte dei parlamentari hanno deciso che era meglio giocarsela, mischiando le carte in Parlamento, e non tornare a casa dopo il breve e litigioso governo con Matteo Salvini.

E così Di Battista si è ritirato in buon ordine. Qualche post per contestare il governo e molto silenzio. Ora il viaggio a Teheran, dove dovrebbe rimanere un mese e mezzo. Stavolta senza la moglie Sahra e senza il figlio Andrea. Terra troppo pericolosa per portarci la famiglia. Il quotidiano ricorda che Dibba aveva promesso un libro su Bibbiano con Fazi Editore ma nel frattempo la proposta dev’essere finita in cavalleria.

E allora ecco pronta la sua “fuga”. Il quotidiano di Marco Travaglio, per spiegare i silenzi di Dibba, parla anche di “seri problemi familiari”. In ogni caso la versione ufficiale recita che il grillino è partito per il Medio Oriente per fare “ricerche” utili per il suo libro sulla politica internazionale, e il suo ritorno è previsto intorno a Natale.

Dibba dopo aver preso le distanze politiche dalle scelte del suo amato e odiato Movimento 5 Stelle, prende anche le distanze fisiche e geografiche. Il caso Di Battista, se vogliamo, è emblematico del caos che ha travolto – e continua a travolgere – l’interno Movimento 5 Stelle. Subito dopo le Politiche del 4 marzo 2018 – in occasione delle quali non si è candidato – Dibba ha fatto le valigie e insieme alla famiglia e se ne è andato in Sud America.

Poi, in seguito al progressivo crollo nei sondaggi del M5s, gli alti papaveri del partito lo hanno richiamato in Italia con la speranza che potesse risollevare le sorti della compagine pentastellata. Ma le cose sono andate sempre peggio. E allora, dopo averlo fatto tornare, gli hanno messo il “silenziatore” e lui si è fatto da parte. Ora, dopo settimane di silenzio, un’altra fuga.

 

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