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Le video-scuse di Di Maio senior: un filmato che non ha convinto i social e che lascia tante questioni in sospeso

In giacca e cravatta, seduto alla scrivania, a leggere con voce emozionata una lettera in cui chiede scusa sia al figlio Luigi sia ai suoi operai per gli errori commessi. Così Antonio Di Maio ha provato a mettere la parola fine allo scandalo dei lavoratori impiegati in nero nell’azienda di famiglia, una vicenda che ha toccato molto da vicino anche il vicepremier costretto a difendersi e sottolineare la sua totale ignoranza in merito. Un video arrivato per fermare la valanga mediatica degli ultimi giorni ma che lascia in dono molti interrogativi.

Innanzitutto, gli utenti italiani si sono chiesti se dietro la produzione del filmato non ci sia direttamente lo staff pentastellato o addirittura Palazzo Chigi: la grafica usata per l’editing, con la barra gialla e la scritta a scomparsa, ricordano infatti da vicino molti video già pubblicati. La clip è stata pubblicata sul profilo Facebook di Antonio Di Maio e subito rilanciata dagli uomini della comunicazione del Movimento, da Giorgio Chiesa (del ministero dello Sviluppo economico) a Rocco Casalino. Alta la diffusione, con 400 mila visualizzazioni in poche ore.
Di Maio padre ha spiegato di aver chiuso l’azienda nel 2006 “per debiti tributari e previdenziali che non ero in grado di pagare. Successivamente mia moglie ha avviato una nuova attività di impresa che ha pagato regolarmente le tasse”. Aperture e chiusure di cui il leader Cinque Stelle dice di non sapere nulla. Equitalia ha iscritto nel frattempo l’ipoteca su due terreni, senza però pignoramenti.  Il padre del vicepremier ha aderito alla rottamazione ter varata dal governo e dovrà pagare 8o mila euro.
Il figlio Luigi, intanto, ha promesso alle Iene nuovi documenti, che al momento non sono ancora arrivati. Per chiarire il suo ruolo ed eliminare le nubi che ancora oscurano la sua posizione, a partire da quel lavoro estivo prima dichiarato e poi minimizzato, passando per il suo ruolo nella logistica dell’impresa di casa Di Maio e arrivando fino alla mancata conoscenza del debito e dell’ipoteca.Attraverso i social, molti hanno chiesto che sia fatta chiarezza sul ruolo effettivamente esercitato all’interno dell’azienda da Luigi: l’accusa avanzata da più parti è che possa aver fatto da semplice prestanome per il padre, di fatto il vero titolare. Antonio, da par suo, ha continuato a difendere il figlio: “Non ha la minima colpa, non era a conoscenza di nulla”. Nella speranza che, come auspicato dal leader grillino, il caso sia ormai giunto alla sua conclusione: “Mio padre ci ha messo la faccia, ora possiamo finirla qui”.

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