Giustizia

“Brusca sciolse mio figlio nell’acido. Se lo incontro…”. Tutta la rabbia di papà Di Matteo

La liberazione del boss Giovanni Brusca ha scatenato una tempesta nell’opinione pubblica. Quasi 200 omicidi confessati, tra cui la strage di Capaci e l’uccisione del piccolo Di Matteo. E alla lettura della notizia è proprio il padre, Santino Di Matteo, che commenta così al Corriere della Sera: “Io vado a testimoniare ai processi per dire quello che so. Ma a che cosa serve se poi lo stesso Stato si lascia fregare da un imbroglione, da un depistatore?”. La scarcerazione di Giovanni Brusca, l’uomo che ha fatto sciogliere nell’acido Giuseppe, 13 anni, per vendetta contro Santino, pentito di mafia, è un colpo al cuore. (Continua a leggere dopo la foto)

″Non trovo le parole per spiegare la mia amarezza. A chi devo dirlo? È passato meno di un anno da quando avevano liberato un carceriere di mio figlio, a Ganci, il paesino delle Madonie, uno dei posti del calvario. Ma la verità è che tutti i sorveglianti e gli aguzzini della mia creatura sono liberi. Tutti a casa. E ora va a casa pure il capo che organizzò e decise tutto. Lo stesso boia di Capaci. Si può dire boia? Lo posso dire io?” prosegue Di Matteo. “La legge non può essere uguale per questa gente. Brusca non merita niente. Oltre mio figlio, ha pure ucciso una ragazza incinta di 23 anni, Antonella Bonomo, dopo avere torturato il fidanzato”. (Continua a leggere dopo la foto)

Racconta ancora Di Matteo: “Strangolata, senza motivo, senza che sapesse niente di affari e cosacce loro. Questa gente non fa parte dell’umanità”. Santino Di Matteo aggiunge che ”’u verru, cioè il maiale, come chiamavano Brusca, conosceva Giuseppe, mio figlio, da bambino. Ci giocava insieme con la play station. Eppure l’ha fatto sciogliere nell’acido. E questo orrore si paga in vent’anni?”. (Continua a leggere dopo la foto)

Conclude Di Matteo: “Io non posso piangere nemmeno su una tomba e lui lo immagino pronto a farsi una passeggiata. Magari ad Altofonte. O in un caffè davanti al Teatro Massimo di Palermo. Mi auguro di non incontrarlo mai, come chiedo al Signore. Se dovesse succedere, non so che cosa potrebbe accadere”.

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