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Diego Fusaro sciacalla sulla morte di George Floyd per fare campagna No-Mascherine

Il problema è che qualcuno ancora insiste a chiamarlo “filosofo”. La verità semplice è che Diego Fusaro non è più nulla, se non un intrattenitore social che gioca a fare il complottista. L’ultimo scivolone (termine troppo tenero in questo caso), è arrivato nella giornata di ieri (29 maggio) a commento dell’uccisione per soffocamento, negli Usa, di George Floyd per mano della polizia. Sui social, appunto, ha iniziato a circolare per solidarietà nei confronti del ragazzo, un hashtag che riprendeva le sue ultime parole: “I can’t breathe”, non posso respirare. Diego Fusaro ha pensato bene di sciacallare sulla morte di George, riprendere quelle parole e fare campagna per i No-Mask, la usa ultima setta di fedeli. E ha fatto un post a dir poco vergognoso che poi, con assoluta vigliaccheria, si è anche sbrigato a cancellare. Ma ormai si sa che la rete accumula tutto, e certi errori è bene che rimangano a futura memoria.

In questa gara tra populisti a chi si mostra più sciacallo e depravato, Diego Fusaro è arrivato primo. Ha usato il ragazzo afroamericano ammazzato per strada per inveire contro l’uso delle mascherine in quel suo dire che l’egoismo va anteposto al bene pubblico. Non ha dunque condannato la terribile e inaccettabile morte di George Floyd, ma l’ha utilizzata per lamentarsi delle mascherine. E questa idea si sfruttare la morte di George per fare campagna contro la mascherine è un’idea che pare essergli piaciuta così tanto da non limitarsi a scriverla, ma l’ha pure detta e ribadita in quei video di propaganda con cui è solito promuovere il razzismo ed intolleranza che si potrebbe ipotizzare siano alle base di simili atti di violenza.

Il tweet è stato rimosso, ma in molti lo avevano già isolato. “‘I can’t breathe’. Le parole di George Floyd siano anche il grido contro la mascherina obbligatoria sempre e comunque”. Questo il contenuto del tweet scritto e pubblicato alle 14.14 di venerdì 29 maggio sul profilo di Diego Fusaro. Poi, però, di quel post non c’è stata più traccia. Ma in molti lo avevano già immortalato e fatto girare sui social e su Whatsapp.

Una tragedia su cui non ci si può permettere né di fare ironia né, tantomeno, di strumentalizzarla per portare avanti le proprie battaglie contro le mascherine in questo periodo di emergenza sanitaria. “Quest’ultima trovata di Diego Fusaro – sottolinea anche giornalettismo – non è la solita esasperazione a cui ci ha sempre abituato, ma un errore per cui non si dovrebbe solo cancellare il tweet, ma chiedere scusa”.

 

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