Domenica al lavoro. Ecco chi c’è

Domenica al lavoro per 4,7 milioni di italiani. Mentre impazza a Serravalle la protesta dei lavoratori e dei sindacati per l’apertura del mega outlet anche nel giorno di Pasqua, la Cgia, l’associazione artigiani piccole imprese, rende noto che sono tantissimi i lavoratori che non osservano il riposo settimanale di domenica. Si tratta per lo più di lavoratori dipendenti che lavorano nel comparto turismo e ristorazione.

Domenica al lavoro. Ecco chi c’è

In base ai dati forniti dalla Cgia sull’andamento del mercato del lavoro dello scorso anno, si conferma la domenica al lavoro per 3,4 milioni di lavoratori dipendenti, cioè uno su cinque, e 1,3 milioni di lavoratori autonomi, cioè uno su quattro fra artigiani, commercianti, esercenti, ambulanti e agricoltori. Nel complesso, lavora la domenica il 19, 8% dei lavoratori in Italia. Lavorano di domenica quasi 700 mila lavoratori impiegati negli alberghi e nei ristoranti. La domenica al lavoro è quasi la norma per gli addetti alla ricettività: il 68% del totale non osserva il turno di riposo la domenica. Nel settore del commercio, la quota scende al 30%, nella pubblica amministrazione al 25%, nella sanità al 23% e nei trasporti al 22%. Parliamo dunque non solo delle commesse dei centri commerciali ma anche delle forze dell’ordine, degli infermieri e dei conducenti dei mezzi pubblici, solo per citare le categorie più note. La Cgia individua però uno stretto legame fra lavoro domenicale e vocazione turistica del territorio. Più sono numerose le strutture ricettive nelle singole regioni, maggiore è la presenza di lavoratori domenicali: Valle d’Aosta, Sardegna e Puglia sono in cima alla classifica, Emilia Romagna, Marche e Lombardia in coda. La nostra media nazionale, il 19,8%, è più bassa di quella europea, fissata al 23,2%, ben lontana dalla Danimarca dove è confermata la domenica al lavoro per oltre il 33% dei lavoratori.

Turismo fa rima con liberalizzazione

Domenica al lavoroNegli ultimi anni, il numero dei lavoratori domenicali è aumentato principalmente nel settore del commercio, per effetto della liberalizzazione degli orari. Molte catene commerciali e piccoli esercizi hanno scelto di aumentare i giorni di apertura per far fronte alla crisi e tenere il passo con le diverse abitudini di vita. La scelta degli outlet e dei grandi centri commerciali di non chiudere né a Pasqua né a Natale ha portato, come conseguenza più o meno diretta, la scelta di non chiudere nei festivi anche per i piccoli negozi a conduzione familiare per non perdere clientela. Il fenomeno sarebbe legato alla vocazione turistica dell’Italia: con ristoranti, alberghi e musei aperti, per effetto domino, rimangono aperti anche i negozi grandi e piccoli. I numeri del turismo in Italia, in particolare del turismo straniero, incoraggiano queste scelte: la spesa dei turisti stranieri in Italia è in costante crescita, come emerge dall’indagine campionaria sul turismo internazionale, commissionata dalla Banca d’Italia. 

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