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Donne del Pd in rivolta: “Tutti uomini, fatevelo da soli il congresso”. Ipotesi boicottaggio

Chi sta portando avanti le rivolte, su più piani e in diverse parti del mondo, ora come ora sono le donne. E anche all’interno del Pd, luogo di scontri e lotte intestine continue, sono le donne ad alzare la voce per ripristinare l’ordine ed evitare la morte del partito, e quindi del centrosinistra. Ticket tra uomini. Conciliaboli tra uomini. Cabine di regia tra uomini. Candidati alle primarie, cinque uomini su sei, che promettono quote di genere mentre si invocano tavoli dove l’unica donna ammessa è Emma Bonino, che non è del Pd. Tutto mentre a riempire le piazze da Torino a Roma, passando per Bologna ci sono soprattutto le donne, democratiche e non.

Le prime a combattere il governo che col ddl Pillon potrebbe tagliare i loro diritti. “A questo punto gli uomini se lo facciano da soli il congresso. Noi non partecipiamo” è la minaccia. La voce della rivolta arriva da Lucia Bongarzone, responsabile donne del Pd dell’Emilia Romagna. La stessa che a gennaio lanciò l’allarme per prima sulle pluricandidature previste dal Rosatellum che rischiavano di decimare le quote rosa in parlamento: cosa che poi è avvenuta.

Da allora le donne si sono riunite nella “Towanda” democratica. Quattrocento iscritte che hanno avvertito i vertici: “Occhio, d’ora in poi vogliamo esserci”. Tanti ok, ma poi è andata sempre peggio. Al punto che oggi persino Graziano Delrio pensa a una cabina di regia Pd da fare con i candidati alle primarie (cinque uomini) i capigruppo (uomini) e il presidente dem (uomo). “Il problema è che non si rendono nemmeno conto di non avere tra loro la voce delle donne”, spiega Bongarzone.

“Il Pd sta tornando indietro sulla rappresentanza delle donne. Una volta si cercava la parità di genere, nelle giunte, nei ticket, oggi non ci si pensa neanche”. Persino chi come Nicola Zingaretti ha aperto un dialogo con la Towanda dem, “poi però vuole presidente Paolo Gentiloni, e come capolista alle Europee pensa a Calenda…”. Dunque è forfait delle donne alle primarie? “È una provocazione, vediamo se reagiscono”, annuisce Francesca Puglisi, ex senatrice.

L’ex ministra Valeria Fedeli fa autocritica: “Prendiamoci le nostre responsabilità, non abbiamo costruito la candidatura forte di una donna al congresso”, ma poi passa all’attacco: “Non consento più ci siano tavoli di soli uomini nel Pd. Va bene la cabina di regia di Delrio, ma siano ammesse anche le vicepresidenti, che sono donne. Gli uomini da soli non bastano”. Tentativo di dialogo, ma si fatica, perché negli occhi restano le immagini. Quelle dei tavoloni di dirigenti maschi a parlar fitto alle feste dell’Unità, dopo i comizi estivi.

Debora Serracchiani bacchetta: “Vi serve una donna”. Intanto di quote rosa si parla solo su Twitter. Per ora però prevale l’amarezza. Anche quella di Maria Saladino, semisconosciuta ed unico volto femminile alle primarie Pd che alle donne dem non risparmia rimproveri: “Facciamo squadra, ma finora ho avuto poca solidarietà da loro…”.

 

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