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E ti pareva? Formigoni è già fuori dal carcere, dopo soltanto 5 mesi

Roberto Formigoni ha già lasciato il carcere. Il giudice del tribunale di Sorveglianza di Milano Gaetano La Rocca gli ha infatti concesso gli arresti domiciliari, dopo una detenzione che durava dallo scorso 22 febbraio a seguito della condanna in via definitiva a 5 anni e 10 mesi per corruzione. Accolta, quindi, la richiesta dei legali dell’ex presidente della Lombardia, gli avvocati Luigi Stortoni e Mario Brusa, che avevano infatti chiesto di continuare a scontare la pena in un’abitazione indicata dal loro assistito.

“Il giudice ha accolto in pieno le nostre richieste riconoscendo che effettivamente Formigoni non ha più la possibilità di collaborare sui fatti di cui era stato accusato – ha spiegato l’avvocato Stortoni – rigettando tutti i punti evidenziati dalla procura che era contraria alla nostra richiesta. Il giudice ha evidenziato che Formigoni era stato assolto per l’associazione a delinquere e i pm non avevano fatto neanche ricorso. Il sostituto procuratore generale aveva invece preso dato il suo parere favorevole ai domiciliari”.
Formigoni si era presentato davanti ai giudici il 17 luglio con i suoi legali che avevano chiesto i domiciliari per il loro assistito in virtù dell’età, 71 anni, e avevano sostenuto la non retroattività della legge “Spazzacorrotti”. La norma pubblicata in Gazzetta ufficiale lo scorso gennaio, infatti, preclude ai condannati per reati contro la pubblica amministrazione di accedere ai benefici penitenziari e alle misure alternative alla detenzione, a meno che non collaborino con la giustizia. La Corte d’Appello di Milano, lo scorso marzo, aveva respinto la richiesta, ma il sostituto procuratore generale di Milano, Nicola Balice, questa volta ha dato parere favorevole all’istanza.
Formigoni era stato rinviato a giudizio nel 2014 per reati commessi tra il 1997 e il 2011 in qualità di presidente della Lombardia. Le indagini hanno ricostruito come per anni abbia favorito la Fondazione Maugeri di Pavia e l’ospedale San Raffaele di Milano con delibere di giunta che hanno garantito alle strutture rimborsi non dovuti per circa 200 milioni di euro. Tutto questo in cambio di “utilità” (vacanze di lusso in yacht e ville, cene e regali)  per un valore calcolato in oltre 6,6 milioni di euro.

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