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Feltri contro 25 aprile e primo maggio: “Sceneggiate, feste che hanno rotto le palle”

Vittorio Feltri ormai va a ruota libera. Stavolta ci va giù duro sulle celebrazioni del 25 aprile, festa della Liberazione, e sulla festa dei lavoratori, il primo maggio. Scrive Feltri: “Ieri Libero, con un magistrale articolo di Alessandro Giuli, si è già occupato del 25 aprile, festa della liberazione, ridotta ormai a sagra paesana, a rito stanco e pregno di bolsa retorica. Vorrei solo aggiungere una ovvia riflessione che, pur essendo scontata, viene snobbata”.

“I nostri partigiani, animati da lodevoli intenti, non erano in numero sufficiente per scacciare il nazifascismo in un Paese che aveva conformisticamente seguito Mussolini in ogni sua iniziativa, per quanto idiota, tipo le leggi razziali, sottoscritte dal 95 per cento, forse di più, dei professori universitari”.

“E sorvoliamo sulla seconda guerra mondiale combattuta a fianco di Hitler, una schifezza pari alla prima e non peggio. In sostanza se non fossero intervenuti gli angloamericani noi italiani saremmo ancora qui irrigiditi nel saluto romano. Chi contesta la presente tesi sbaglia per ignoranza o cieca adesione al pensiero unico. Quindi commemorare la Liberazione quasi fosse una nostrana pagina eroica è un’ autentica mistificazione”.

“Smettiamola di fingerci migliori di quanto siamo. Nel contempo non dimentichiamo di ringraziare i suddetti angloamericani che dopo aver tolto dai piedi le camicie nere ci hanno aiutato a ricostruire decentemente la patria. I cortei e i comizi in piazza dedicati al 25 aprile sono una sceneggiata vuota di qualsiasi significato storico. In ogni caso sarebbe sbagliato non riconoscere meriti ai partigiani, compresi quelli come Giorgio Bocca, valente giornalista, che per lunga pezza, prima della conversione, era stato fascistissimo”.

“Un’ altra festa che ci ha frantumato le scatole è quella dei lavoratori, che si celebra il primo maggio. Quale senso ha inneggiare al sudore in una Italia in cui pochi imparano un mestiere e si trovano un impiego per guadagnarsi da vivere, senza ricorrere al reddito di cittadinanza, una sorta di questua organizzata dallo Stato? Perfino la Costituzione è comica sul tema, affermando che la Repubblica è fondata sul lavoro, quando tutti sanno che la manodopera e gli imprenditori sono sfruttati crudelmente dal fisco per consentire al ceto politico di sprecare denaro in iniziative tese ad aiutare i parassiti”.

“Cessiamo di prendere per il bavero i cittadini con festeggiamenti che prescindono dalla realtà. Il lavoro si festeggia lavorando, non fermando i servizi pubblici e tutto quello che funziona nei giorni normali”.

 

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