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Disastro Lombardia, ecco perché Fontana deve chiedere scusa a tutti gli italiani

Pensavano di aver risolto tutto silurando Gallera. Col senno di poi, al netto degli errori effettivi dell’ex assessore, quello era solo il classico capro espiatorio. Ora che però Fontana non sa più che pesci pigliare, che Bertolaso e Moratti non sono riusciti a dare la svolta sperata e che il piano vaccini è in alto mare, la Lombardia non ha più scuse. Il governatore dovrebbe chiedere scusa ai cuoi concittadini e a tutti gli italiani. Non solo, in queste ore sono in tanti a chiedere che la Regione venga commissariata. La lentezza e il caos organizzativo della campagna vaccinale sono diventate l’ennesimo guaio politico-organizzativo di questa pandemia. In Lombardia migliaia di anziani sono ancora in attesa di una conferma di appuntamento o quanto meno di una risposta. (Continua dopo la foto)

Ma i problemi sono stati tanti anche per chi è riuscito a prenotare, tra centri affollatissimi e altri deserti per errori del sistema informatico. La giunta regionale di centrodestra guidata da Fontana ha dato tutte le responsabilità all’azienda di servizi informatici ARIA, ma tra grandi discussioni e polemiche: ARIA infatti è controllata al cento per cento dalla regione, che è governata da ventisei anni dal centrodestra. (Continua dopo la foto)

La sfida del governo in questo momento è quella di superare le difficoltà di questi ultimi giorni, convincere le Regioni che hanno dei problemi di organizzazione ad accettare l’invio di task force della Difesa e della Protezione civile per colmare i gap e procedere in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. Di fatto, un commissariamento mascherato che però Fontana non vorrebbe accettare. Per fare questo però, è il messaggio che il presidente del Consiglio sta facendo passare con tutti i suoi interlocutori, innanzitutto vanno evitate le polemiche per ciò che finora non ha funzionato, per esempio la piattaforma di registrazione della Lombardia. (Continua dopo la foto)

In secondo luogo bisogna uscire dalla logica delle pagelle, o del giudizio politico: “Fare sistema — dicono nel governo — significa uscire dallo schema dei bravi e dei meno bravi, stiamo tutti lavorando per lo stesso obiettivo, e nessuna Regione si deve sentire bocciata o messa in discussione se accetta la collaborazione e gli aiuti delle strutture nazionali”.

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