Tecnologia

Francia: potrebbe vietare smartphone e tablet personali dalle scuole

Il Parlamento francese ha dato il via libera definitivo al divieto di usare il cellulare nelle scuole primarie e secondarie di primo grado e nelle scuole superiori fino ai 15 anni di età degli studenti. Canta vittoria il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron: “Impegno mantenuto. Oggi l’Assemblea Nazionale ha definitivamente approvato la legge che vieta l’utilizzo dei cellulari nelle scuole” a partire dall’inizio del prossimo anno scolastico. Niente più cellulari in classe per gli studenti francesi.  Il tema degli smartphone in classe è molto discusso anche negli altri Paesi, le opinioni sono divergenti.  C’è chi sostiene che questi dispositivi, se usati sotto la supervisione degli insegnanti, possano aiutare i ragazzi nell’apprendimento. Dall’altro lato invece c’è chi li considera una vera e propria distrazione, quindi dovrebbero essere banditi dagli istituti scolastici. Qualcuno ha evocato un problema di “salute pubblica”: i bambini devono “staccare” dagli schermi almeno per qualche ora. Così la regola prende piede, e l’assemblea nazionale francese ha infatti votato, una proposta di legge che punta al “divieto effettivo” dei telefoni portatili nelle scuole e nei licei a partire dall’anno prossimo.

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Niente cellulari nelle scuole

In Francia viene approvato in via definitiva il divieto dei cellulari nelle scuole che da settembre vieteranno di portare gli smartphone in classe. Una legge che incontrava il già effettivo divieto in molte scuole francesi, quasi la metà, dell’uso del cellulare nel proprio regolamento interno. La misura, che era stata promessa dal presidente Emmanuel Macron nella campagna elettorale, è stata presentata come “un segnale per la società”. Il Parlamento ha così dato il via libera definitivo al divieto di utilizzo dei cellulari nelle scuole fino ai 14-15 anni di età. La decisione riguarderà ogni dispositivo dotato di connessione (cellulare, tablet, orologio) e praticamente tutti gli studenti, fatta eccezione di quelli frequentanti le superiori, i ragazzi con handicap e “per utilizzi pedagogici”.

L’uso dei telefoni cellulari, a volte una fonte di conflitto già nelle famiglie, sta diventando più comune nelle aule e nei parchi giochi. In Francia più di otto adolescenti su dieci hanno ricevuto uno smartphone. La tendenza sta prendendo piede anche nelle scuole elementari, dove gli studenti iniziano ad avere un cellulare già dal quarto anno, quando iniziano ad andare a scuola da soli. Ma è estremamente difficile far rispettare questa regola. Ecco allora che la misura proposta da Macron nella campagna elettorale ha ottenuto il via libera definitivo. Secondo un analisi fatta, risulta che l’utilizzo degli smartphone e l’uso eccessivo dei social, porta a una dipendenza collettiva. Forse anche per questo la società di Mark Zuckerberg ha lanciato, oggi, nuovi strumenti per aiutare le persone a gestire meglio il loro tempo su Facebook e Instagram, tenendo sotto controllo eventuali eccessi.

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E in Italia cosa accade

Gli episodi di bullismo che ogni giorno siamo costretti a vedere quasi in diretta dalle scuole ci dicono che da noi (anche) l’uso del cellulare in classe da parte degli studenti non ha delle regole ferree. In Italia l’ex ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli ha dato recentemente vita ad un gruppo di lavoro che ha stilato le nuove linee guida per regolare l’uso di questi dispositivi (device, smartphone, tablet ecc) a scuola. Nel decalogo per l’uso dei dispositivi mobili in classe, che ne è seguito e che è statoinviato alle scuole nel gennaio scorso, si legge tra l’altro che “la scuola accoglie e promuove lo sviluppo del digitale nella didattica” e che l’uso dei dispositivi in aula, siano essi analogici o digitali, è promosso dai docenti, nei modi e nei tempi che ritengono più opportuni”.

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“Non è compito del Ministero o della scuola decidere se i device sono bene o male, ma lo è insegnare ad usarli nel modo più utile e corretto”, aveva spiegato Fedeli. Se fino a poco tempo fa, una circolare del 2007 del ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni di allora dettava il divieto dell’uso di simili dispositivi nelle aule, perché “dovere specifico, per ciascuno studente, non utilizzare il telefono cellulare, o altri dispositivi elettronici, durante lo svolgimento delle attività didattiche” e prevedeva, in caso di violazione, “l’irrogazione delle sanzioni disciplinari appositamente individuate da ciascuna istituzione scolastica”, il governo Gentiloni, nella persona dell’ex ministra Fedeli, dopo qualche anno ha sostanzialmente rimosso questo veto.

Per cui, ad oggi, si autorizza l’uso di smartphone e tablet solo a scopo didattico, non per chiamate o messaggi, e per regolarlo sono state diramate nel gennaio scorso delle precise linee guida. Lo smartphone è “uno strumento che facilita l’apprendimento”, si è detto, sostenendo che, se lo studente è guidato da un insegnante e da genitori consapevoli, “può imparare cose importanti attraverso un media che gli è familiare: internet. Quello che autorizzeremo non sarà un telefono con cui gli studenti si faranno i fatti loro, sarà un nuovo strumento didattico”. Il rischio però rimane, il fatto che gli studenti eludano la sorveglianza dei professori durante le lezioni e utilizzare i cellulari per scopi che vanno ben al di là della didattica, c’è e si vede. Anche se alcune scuole italiane tentano di farsi delle proprie regole e includere dei paletti, questo forse non basta.

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