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Uganda: costringe i cittadini a pagare una tassa per utilizzare i social media

Quante volte al giorno utilizziamo i social? Facebook, Twitter, ma anche il “semplice” WhatsApp sono compagni fedeli delle nostre giornate. Usiamo i social per comunicare, per informarci, per esprimere la nostra opinione. I social network sono diventati strumenti indispensabili per la nostra vita. Eppure ci sono Paesi in cui anche i social possono essere “malvisti”. È quanto sta succedendo in Uganda. Dove il Parlamento ha approvato nelle scorse settimane una tassa. Gli utenti dovranno pagare 0,4 centesimi al giorno per usare i social arrivando a pagare 16 euro all’anno in un paese in cui la maggior parte della popolazione vive con meno di un euro al giorno.

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Una legge che ha scatenato polemiche e accuse

Dal primo luglio gli ugandesi che possiedono una sim card per connettersi a internet e ai social network come Facebook, WhatsApp, Skype, Viber e Twitter dovranno pagare una tassa di circa 3 centesimi e mezzo al giorno se vorranno continuare ad usufruire dei servizi connessi. È quanto prevedono le nuove misure varate dal Parlamento ugandese, anche se non sono ancora chiare le modalità di attuazione di questa nuova tassa. Una nuova legge approvata dal Parlamento dell’Uganda e che già viene additata dagli attivisti per i diritti umani come un tentativo di soffocare la libertà di parola. Il presidente Yoweri Museveni, al potere da una vita,  l’ha definita necessaria a “far fronte alle conseguenze del gossip”. La misura, in discussione da settimane, sta alimentando polemiche e accuse. A protestare è stato perfino Patrick Nsamba, deputato del partito del presidente, che ha fatto riferimento anche a una nuova tassa sul trasferito di denaro attraverso i telefoni cellulari. “E’ facile per un parlamentare sostenere che l’1 per cento sia una piccola cosa” ha detto Nsamba: Chi guadagna meno di un dollaro al giorno rischia di ritrovarsi la schiena spezzata“.

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In che modo il governo intende monitorare i cittadini

Non è chiaro in che modo il governo intenda monitorare i suoi cittadini in merito all’uso (né come si effettuerà la riscossione). Per esempio, mancherebbe un monitoraggio completo di tutte le sim utilizzate nel Paese e si dovrebbe capire come differenziare chi si connette semplicemente ad internet da chi utilizza anche i social. Museveni ha, infatti, dichiarato di non volere scoraggiare l’uso di internet per scopi educativi o di ricerca. Secondo i dati dell’Uganda Communications Commission sono circa 24 milioni gli ugandesi che hanno accesso a internet, ovvero la metà della popolazione complessiva. La tassa dovrebbe comportare un gettito non indifferente, visto l’utilizzo intenso che viene fatto delle piattaforme social. Secondo i dati ufficiali, ad esempio, sono oltre due milioni di ugandesi attivi su Facebook.

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Perché è indispensabile approvare la nuova normativa 

La legge prevede anche altre imposte, quali un prelievo dell’1% sul valore totale delle transazioni di denaro via mobile. Su quest’ultimo aspetto, più soggetti hanno manifestato il loro dissenso, ritenendo che possa colpire particolarmente le fasce più basse della popolazione che difficilmente effettuano transazioni bancarie. Oltre alle motivazioni legate alla diffusione di pettegolezzi e fake news, il governo ha sottolineato come questo pacchetto sia indispensabile per abbattere il debito pubblico e consentire al Paese di far fronte al peggioramento dei conti. Si cerca, infatti, di provare a diminuire la dipendenza dai sostenitori esterni, cercando risorse all’interno del Paese. A quanto pare le ragioni che hanno portato il Parlamento ad approvare la nuova normativa hanno a che vedere con le urgenze economiche dell’Uganda. Il ministro delle finanze David Bahati ha detto che gli aumenti erano necessari per aiutare il Paese a saldare il suo crescente debito.

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