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L’appello di Gianni malato di coronavirus: “Io l’ho sottovalutato, ha ucciso mio padre e sconvolto la mia vita”

Gianni Zampino, 41 anni torinese, attraverso un messaggio video trasmesso dal Tg1, ha testimoniato la sua battaglia contro il coronavirus, “Perché in troppi prendono ancora la situazione sotto gamba”. Nella sua testimonianza, Gianni racconta che fino a pochi giorni fa la sua vita scorreva tranquillamente. “Avevo il mio lavoro da responsabile, mi prendevo cura di mio papà, curavo i miei hobby tra cui tanto sport”, ricorda. E poi gli amici, una vita normale. “Devo dire che ho come tanti sottovalutato questo virus. Ho pensato a un discorso politico, a un discorso militare, a una bufala, a tantissime cose”. Il 41enne ha raccontato che il coronavirus ha ucciso la persona più cara della sua vita, suo padre: “Questo virus è entrato nel mio corpo e ha anche ucciso la persona più cara della mia vita, che era mio padre. Tutti dicono che questo virus è una normale influenza. Vi posso dire che non è così”.

Un male che ti logora da dentro
“Purtroppo non posso ancora respirar senza l’ausilio di questa maschera e di notte devo portare un casco che mi permette di respirare”, ha raccontato Gianni in un video pubblicato sui social. “Le informazioni sono poche, c’è troppa ignoranza – ha affermato il giovane torinese – Voglio fare questo video perché vedo che troppa gente ancora prende sotto gamba questo maledetto virus, che mi ha stravolto la vita da circa dieci giorni”.
“Il mio messaggio è di fare attenzione, stare in casa con le vostre famiglie, vedete un film, leggete un libro, fate un gioco di società. Solo insieme seguendo queste regole potremo riprendere la nostra vita in mano”, è l’appello di Gianni. “Dovete capire che non è un gioco. Passo le notti con un respiratore, non riesco a dormire, la mia vita è stravolta. Vorrei che nessuno provasse le sofferenze che ho provato io, perché questo sembra un film horror ma purtroppo non lo è”.Ti potrebbe interessare anche: Coronavirus, l’invenzione del dottor Ranieri di Bologna: “Un respiratore per due malati”