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Gli attacchi di Salvini a Conte in piena crisi coronavirus sono stati un clamoroso autogol

Missione fallita, ancora una volta. A Matteo Salvini non riesce proprio di dare la spallata definitiva al governo, quello che vede l’odiato Conte, l’uomo che l’ha umiliato pubblicamente in Aula qualche mese fa, confermato nel ruolo di premier per la seconda volta. Il leader della Lega ci aveva provato nei mesi scorsi, con un’intensa trattativa che aveva visto diversi esponenti del Movimento Cinque Stelle cambiare casacca per passare al Carroccio, tra le proteste grilline e accuse di “compravendita”. Ora, il nuovo tentativo in piena emergenza coronavirus, anche questo senza esito.

Salvini ancora una volta ha confermato di essere sì leader baciato in questo momento storico da grandi fortune in termini di consenso, ma anche uno stratega non particolarmente brillante. Andare all’attacco di Conte durante il diffondersi della psicosi per la malattia, infatti, si è rivelata mossa troppo evidente e strumentale. Vero che il premier è uscito indubbiamente indebolito da una situazione critica che lo ha visto persino battibeccare a distanza con il personale degli ospedali delle zone rosse. Altrettanto vero è che però, ancora una volta, il Capitano ha dato l’impressione di aver vestito i panni dell’avvoltoio, il pensiero fisso soltanto al tornaconto politico.
E così alla fine, come testimoniato dai recenti sondaggi, l’attacco di Salvini a Conte, con le dimissioni invocate a più riprese e le accuse di incapacità nell’affrontare lo stato di emergenza, si è trasformato in un doloroso boomerang tornato in faccia all’ex ministro dell’Interno. Le rilevazioni segnalano un simile trend, in calo, anche per l’altro Matteo, quel Renzi che a sua volta aveva tentato in ogni modo di creare ulteriori grattacapi al premier durante i giorni caldi dello scoppio dell’epidemia in Italia.L’ipotesi paventata da Salvini, quella di un “esecutivo di responsabilità” formato da forze politiche diverse e agli antipodi politici ma unite dalla voglia di traghettare il Paese fuori dalla crisi, è così fallita subito. Ipotesi che, guarda caso, aveva subito trovato contrari Pd e Cinque Stelle ma pareva non dispiacere allo stesso Renzi, l’altro nemico giurato di Conte. Tutto caduto nel vuoto, con ripercussioni negative sui due leader che hanno tentato il colpo gobbo. In maniera, forse, un po’ troppo palese.

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