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Google AI: una nuova divisione che scopre gli esopianeti con l'intelligenza artificiale

Per gli uomini, l’universo rappresenta una fonte continua di scoperte. Negli ultimi tempi l’attenzione di numerose ricerche si è focalizzata sugli esopianeti, ovvero quei pianeti che girano intorno ad altre stelle, fuori dal nostro sistema solare.

Ovviamente la domanda a cui cerchiamo di dare una risposta è sempre la stessa: c’è vita oltre la Terra? Per farlo la tecnologia offre un aiuto fondamentale, e i software che analizzano i dati raccolti dalla Nasa sono praticamente infiniti.

Kepler, il supertelescopio capace di scrutare lo spazio più oscuro, ha riportato dati per la quantità di 14 miliardi di dati point. Le cifre sono impressionati e l’elaborazione richiederebbe anni e anni di lavoro. Così è intervenuto Google, mettendo a disposizione della Nasa il proprio “machine learning”. Mai aiuto fu più provvidenziale. L’idea è partita da un ricercatore di Google Artificial Intelligence di nome Chris Shallue. Mosso da una grande passione per lo spazio e i pianeti, Shallue ha iniziato a lavorare al progetto inizialmente a tempo perso, poi con collaborazioni di astrofisici ed esperti, finendo per farlo a tempo pieno.

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esopianeti-google-nasaQual è stata la straordinaria intuizione che ha coinvolto la Nasa?

Creare un sistema di apprendimento automatico che riconoscesse gli esopianeti anche intorno a stelle molto lontane: un vero balzo in avanti per la scienza.

Il modello utilizzato sui dati di Kepler si chiama TensorFlow ed è riuscito ad identificare un esopianeta, distinguendolo da presunti esopianeti, con una percentuale d’errore inferiore al 4%.

Shallue, insieme all’astrofisico Andrew,  è riuscito nell’intento di mettere a punto un vero e proprio sistema quasi perfetto.

Il modello automatico di Google è dunque riuscito a scoprire due nuovi pianeti:  Kepler 80g e Kepler 90i, individuati grazie al progetto di esaminare 670 stelle già conosciute e capire quali sono i possibili esopianeti.

Il sistema funzionante di Google AI ha creato la possibilità di perfezionare e migliorare l’applicazione di tecniche come quella del machine learning utilizzate in contesti astronomici.

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L’evoluzione umana ha portato a progressi scientifici indicibili: i Greci chiamavano ‘planetai’, che tradotto alla lettera significa ‘vagabondo’, quei corpi celesti con un movimento apparentemente regolare, adesso si scoprono gli esopianeti, addirittura fuori dal sistema solare, ma sempre uno ed uno solo resta l’interrogativo, che già abbiamo enunciato: c’è vita oltre la Terra? 
Anche per rispondere a questo quesito, Chris Shallue, sta dedicando la sua vita a questo sorprendente progetto che unisce l’osservazione del cielo, all’intelligenza artificiale, affermando che scovare corpi così freddi, piccoli e scuri, come gli esopianeti, è come riuscire a notare delle lucciole che volano vicine ad un riflettore.
Per quanto riguarda il pianeta Kepler 90i, sono state analizzate, grazie ad i dati raccolti, le condizioni generali del e sul corpo celeste. Quasi il doppio della Terra, in quanto a grandezza, ha una temperatura in superficie di 450 gradi centigradi, quindi decisamente impossibile da abitare per esseri simili a noi umani, inoltre orbita intorno alla sua stella di riferimento esattamente ogni 14 giorni, che significherebbe festeggiare il Natale due volte al mese!
Le centinaia di migliaia di dati raccolte costantemente dal supertelescopio Kepler, vanno, per la maggior parte perdute, perché nessun cervello umano può avere il tempo necessario per analizzarli tutti, fino ad ora neppure dei super-computer, ma, grazie a questa incredibile sinergia, potranno essere fatti ulteriori passi avanti nell’evoluzione.