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M5S e Pd rimandano il taglio dei parlamentari. Prima la legge elettorale

“Subito il taglio dei parlamentari”, si erano affrettati a dire i 5 Stelle con l’insediamento del Conte-bis. Peccato, però, che dalle riunioni in corso per stabilire quali saranno i primi provvedimenti che il parlamento dovrà esaminare, il taglio dei parlamentari non risulta calendarizzato nell’immediato. La Camera tornerà a riunirsi martedì 17 settembre, ma non c’è traccia del ddl costituzionale fortemente voluto dal Movimento 5 Stelle e inserito nell’accordo per l’avvio del governo giallorosso.

Si partirà invece dalla ratifica di alcuni trattati internazionali. A cosa è dovuto questo slittamento? Non è un problema di calendario della Camera, ma è una questione prettamente politica. Il provvedimento per il taglio di 345 parlamentari, che è già stato approvato in doppia lettura al Senato, necessita ora dell’approvazione finale a Montecitorio…

Il Partito Democratico si era sempre espresso in modo critico verso questa misura – ribattezzata dal M5s “taglia poltrone” – che era disposto ad accettare solo se legata alla riforma della legge elettorale come testimonia quanto avvenuto durante il recente passaggio parlamentare. Prima della pausa estiva, l’11 luglio, i senatori avevano dato il via libera in terza lettura al provvedimento, con 180 sì e 50 no. A votare a favore erano stati: Movimento 5 Stelle e Lega, a cui erano venuti in soccorso i parlamentari di Fratelli d’Italia.

Contrari 40 esponenti del Pd, 9 del gruppo Misto e il senatore Casini (gruppo Autonomie). Ma questo appunto, avveniva prima del governo Conte 2. Ora la maggioranza è cambiata e il Pd punta a far “calendarizzare” la riforma della legge elettorale al Senato prima di concedere ai neo-alleati 5 Stelle di discutere e votare in quarta lettura il taglio del numero di parlamentari.

Il risultato è che questa mattina la conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha deciso di mettere all’ordine del giorno prima quattro ratifiche dei trattati internazionali e dunque far slittare il provvedimento, alimentando già qualche malumore tra quelli che stanno lì a fare le pulci a chi prometteva di fare tutto nel giro “di una settimana”.

Entro la fine del mese, presumibilmente il 25 settembre, si terrà una nuova riunione dei capigruppo per stabilire il programma trimestrale dei lavori. Lì, dunque, sapremo e capiremo a quando andrà a finire. In più l’ufficio di presidenza della Commissione Affari Costituzionali guidata da Giuseppe Brescia (M5s) ha deciso di non procedere con l’ultimo atto della riforma sulla riduzione del numero di parlamentari, in attesa che la Conferenza dei capigruppo stabilisca una data per la discussione in Aula.

 

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