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“Grillo vuole Conte nel governo”. Il retroscena sulla telefonata con Draghi

Beppe Grillo è sceso a Roma per cercare di rimettere insieme i pezzi di un M5S in frantumi dopo l’addio di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi e l’arrivo di Mario Draghi. Il garante del Movimento (ancora lo chiamano così) ha parlato via telefono con il presidente del Consiglio in pectore e ha chiesto di inserire Giuseppe Conte nella squadra di governo. Il primo punto per Grillo, quindi, è questo. Grillo si è dunque speso per l’ex capo del governo, ma adesso deve convincere i parlamentari dissidenti, visto che sono una cinquantina gli eletti 5 Stelle contrari all’accordo per il nuovo governo. Le maggiori resistenze (una trentina) sono al Senato. Come riporta Repubblica, “il comico oggi farà parte della delegazione che incontrerà Draghi”.

Dopodiché sul portale Rousseau gli iscritti dovranno dare il loro assenso all’accordo di governo che salvo colpi di scena verrà ratificato a seguito del secondo giro di consultazioni. “È un passaggio obbligato per tenere assieme le varie anime del Movimento che perlomeno e formalmente sul richiamo alla ‘democrazia diretta’ sono tutte concordi. Preme per questa opzione anche Davide Casaleggio, che del portale ha le chiavi. Anche ieri era a Roma per una serie di incontri con esponenti del Movimento. Come detto i problemi principali comunque arrivano dal Senato, dove la pattuglia di indignati è agguerrita e ben nutrita”.

La sensazione di alcuni è che “tra le truppe cammellate di Contee quelle di Di Maio resta un solo orfano: il M5S”. Fin qui, però, i dissidenti hanno fatto solo post per i social. E come le recenti cronache del M5s hanno dimostrato, a cambiare idea si fa più che presto. Ciò che è noto è che tra Grillo e il premier incaricato, come si diceva in apertura, ci sono già state due ore di telefonata. Il messaggio che porta Beppe è anzitutto fisico: “Fidatevi di me”. E così accadde anche in un momento cruciale per il Movimento, quando si trattò di passare dall’alleanza con la Lega a quella con il Pd.

Il Garante allora garantì la possibile continuità e la necessità di cambiare pelle, o meglio colore per M5s. L’operazione riuscì e fu sufficiente un post sul blog. Ma questa volta l’impegno è più gravoso. Grillo ha assicurato al premier incaricato Mario Draghi che non ci saranno sfracelli ma anche lui ormai non ha più il polso del partito. Un partito che si muove in maniera estemporanea e cambia umore continuamente. Un partito finito dai continui cambi di casacche, poltrone, ideali.

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