Esteri

Più forti che mai: Trump e i sauditi a braccetto insieme, un’alleanza piena di ombre e misteri

Niente sembra poter scardinare l’alleanza tra Arabia Saudita e Stati Uniti, neanche il caso del presunto omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, che nelle ultime due settimane ha scosso le diplomazie di Washington, Ankara e Riad. Donald Trump, che continua sulla sua linea di difesa nei confronti dell’Arabia, ha inviato ieri a Riad il suo segretario Mike Pompeo appena per un confronto con il principe ereditario Mohammed bin Salman, nel tentativo di trovare una soluzione al tragico scandalo dell’uccisione del giornalista. Dato il momento gravissimo in cui questo incontro è avvenuto, ci si aspettavano colloqui a porte chiuse, ma invece tutte le telecamere hanno avuto il permesso di riprendere l’incontro.


Quella tra Arabia Saudita e Stati Uniti è un’alleanza molto antica e profonda, ma non è solo questo che spinge Trump a difendere a spada tratta l’Arabia Saudita. In gioco c’è molto più del petrolio, c’è tutta la politica mediorientale degli Usa, già in crisi per l’avanzata di Russia, Cina, Turchia e Iran in quell’area. La posta è enorme: circa un anno e mezzo fa, con la monarchia saudita, Trump firmò accordi che prevedevano forniture a lungo termine di armamenti per 150 miliardi di dollari. Questo patto ha fatto diventare l’Arabia il più grosso cliente estero dell’industria bellica Usa, da Lockeed Martin in giù. Ma c’è anche un’altra questione in ballo che non ha a che fare nulla con il Petrolio. Un risvolto privato, un filo di affari finanziari che legano i capitali sauditi alla famiglia Trump e a quella del genero Jared Kushner. Il Presidente Usa ha dato in appalto la sua strategia mediorientale alla monarchia saudita e a Benjamin Netanyahu. Ha fatto proprio il disegno israelo-saudita di isolare, rovinare economicamente e possibilmente rovesciare il regime degli ayatollah a Teheran.
Il petrolio quindi, ha un ruolo quasi marginale se si tiene in considerazione anche che l’America ha raggiunto una sostanziale autosufficienza energetica, mentre i grandi flussi del greggio dal Golfo Persico vanno verso la Cina e l’India. In sostanza si può affermare che Armi e Finanza sono il collante di questa alleanza arabo-americana, con un disegno che è prima di tutto geopolitico. Tanto più ora che la Turchia si allontana dall’Europa e allenta la sua lealtà alla Nato, per avvicinarsi a Vladimir Putin.

Intanto riguardo al caso di Jamal Khashoggi, gli investigatori turchi hanno fatto trapelare nuovi dettagli dell’uccisione alla stampa locale. Il giornalista e dissidente saudita sarebbe stato torturato e fatto a pezzi all’interno del consolato a Istanbul “mentre era ancora in vita”. Il quotidiano filo-governativo turco Yeni Safak cita una registrazione audio di quei momenti da cui risulterebbe anche la presenza del console Mohammed al-Otaibi, ripartito ieri per Riad.

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