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Non è l’Arena, giornalista ucraino contro la collega russa: “Sei complice di Putin”

La guerra in Ucraina è ovviamente l’argomento principale dell’ultima puntata di Non è l’Arena. Il conduttore del talk show di La7, Massimo Giletti, fa notizia perché apre la trasmissione in collegamento in diretta dalla città di Odessa, proprio mentre si sentono diversi colpi di armi pesanti. Nel corso della puntata, il giornalista ucraino Vladislav Maistrouk, collegato da Kiev, perde la pazienza nei confronti della collega russa Ekaterina Shevliakova, presente in studio. E la accusa di essere “complice di Putin”.

Scontro tra giornalisti russi e ucraini a Non è l’Arena

Giletti domanda alla giornalista russa che cosa ne pensi delle immagini dei cadaveri appena mostrate in un servizio. Se secondo lei si tratti di una “operazione speciale”, come la chiamo in Russia. “Prima abbiamo parlato di pacifismo e io lo sono assolutamente. – precisa la Shevliakova – Poi non sono solo corpi di ucraini, ma anche di russi che in questa terra sono fratelli. È questa la cosa più terribile. Non è solo colpa della Russia ma anche di tante dinamiche politiche”. Massimo Giletti le racconta allora il tragico episodio della morte di molti soldati russi “giovanissimi”, i cui corpi sono stati raccolti su un treno dagli ucraini e spediti verso la frontiera.

“Il problema è che Putin non vuole i cadaveri a casa”, commenta duro il conduttore di Non è l’Arena. Stavolta però la giornalista non fa in tempo a replicare perché interviene Maistrouk. “Finché avrai paura ci sarà la guerra. – la bacchetta il collega ucraino – Finché tu stando in Italia non chiamerai le cose con il proprio nome, che una guerra è una guerra, che Putin è un criminale, i tuoi concittadini continueranno a morire a migliaia. Tu se non dici la verità sarai complice di Putin”.

“Quando dici che ci sono tante ragioni perché esiste questa guerra, tu stai diventando complice. – ribadisce le sue accuse Maistrouk – Cosa stai facendo Ekaterina? Sei a Roma. Nessuno ti metterà in galera per 15 anni se chiami una guerra con il suo nome. E finché tu stando a Roma dimostri questa codardaggine continueranno a morire migliaia di civili e soldati. In Russia la situazione sarà sempre peggiore, perché tanti ragazzini moriranno nella guerra di Putin. E quelli contrari alla guerra vengono pestati a sangue dalla polizia. Che futuro vuoi per i tuoi figli? Vorresti vivere in una società del genere?”, Maistrouk incalza così l’ospite di Non è l’Arena.

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