Interni

Il leghista Dara: “Il bonus Iva? Lo ha chiesto mia madre, non ne sapevo nulla”

Non si placano le polemiche intorno alla Lega di Matteo Salvini per lo scandalo del bonus Iva chiesto e ottenuto da alcuni parlamentari verdi. Con due nomi che sono ormai sulla graticola, dopo le conferme ufficiali da parte del partito che ha provveduto alla sospensione di entrambi: quelli di Andrea Dara ed Elena Murelli, entrambi accusati di aver intascato i 600 euro erogati dall’Inps per le partite Iva messe in difficoltà dalla crisi. 

I due hanno cercato da subito di difendere la loro posizione, dopo essere stati, come prevedibile, massacrati dagli utenti in rete, compresi gli stessi esponenti del Carroccio. Dara ha però fatto discutere per la sua difesa, da molti contestata: il parlamentare ha infatti spiegato di non aver chiesto direttamente lui il bonus e di non sapere che, invece, lo aveva nel frattempo fatto la madre, che con lui gestisce la sua azienda.
Una versione riportata dal Corriere della Sera. Dara avrebbe detto al suo partito che la richiesta è stata fatta dalla madre, che gestisce con lui l’azienda di cui è titolare al 60%. L’onorevole sostiene di non essersi accorto dell’accredito sul conto corrente aziendale e che la domanda sarebbe stata inviata dallo studio del commercialista che segue gli affari della sua società.

“Comprendo la scelta del partito, mi assumo la responsabilità di quanto accaduto, anche se non sono stato direttamente io” avrebbe detto, aggiungendo di non voler cercare giustificazioni. Imprenditore tessile del mantovano, Dara ha iniziato la sua carriera politica come consigliere comunale di Castiglione delle Stiviere, dove poi è anche diventato vicesindaco. Eletto alla Camera nel 2018, secondo la Lega avrebbe scoperto di aver chiesto il bonus solo quando il suo partito ha chiesto di effettuare un controllo con i propri commercialisti.

Murelli, la leghista che chiamava i 600 euro “elemosina” salvo poi chiederli