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Il passo indietro di Burioni: “Non parlerò più fino all’autunno”

Una delle voci più presenti nelle terribili settimane del lockdown, quella del virologo Roberto Burioni, ha deciso di silenziarsi. Ad annunciarlo, nel corso di un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, è stato lo stesso professore, che ha parlato della volontà di tornare “alla mia vera aula, quella universitaria. Starò in silenzio stampa almeno fino all’autunno. In tv e sui giornali ho detto quello che dovevo. Ora per un po’ non andrò nei media. Piuttosto vorrei scrivere un testo universitario, dedicarmi ai miei studenti: mi sono mancati”.

57 anni, ordinario di Microbiologia e Virologia presso l’Università “Vita-Salute San Raffaele” di Milano, Burioni è stato tra i personaggi che più ha diviso gli italiani durante le giornate più difficili della pandemia. Lui, però, ha specificato di non essere un “presenzialista” e ha risposto alle critiche di chi lo inchioda sui social per quella frase pronunciata a inizio gennaio, “in Italia il virus non circola”: “L’ho detto in un momento in cui non c’era alcuna evidenza, come se ora lei mi chiedesse se in Italia circola la malaria. Dovrei rispondere che circola?”.
Dietro la decisione di lasciare la tv, e quindi anche il programma Che Tempo che Fa, ci sono varie motivazione: “Lo faccio anche perché ho capito molte cose in questi mesi. Un’aula televisiva come quella che mi ha offerto un grande professionista come Fazio è stata una palestra importante e — sono onesto — molto gratificante. Ma il linguaggio della tv non è quello della scienza. I suoi tempi non sono quelli della scienza. Si viene travisati, esposti al rischio di dire cose mai dette. Mi hanno attribuito di tutto”.Infine una replica all’Espresso, che aveva attaccato duramente Burioni facendo i conti delle sue consulenze alle grandi aziende: “Chi dovrebbe aiutare la ripartenza di un Paese se non un esperto di queste questioni? Se la Ferrari mi chiede un aiuto, dovrei dire di no? Io ritengo che sia un dovere dare una mano. E un professionista va pagato, perché altrimenti si tratta di sfruttamento. Mi hanno accusato di speculare sulla pandemia persino quando è uscito il mio ultimo libro, Virus, anche se tutti sapevano che i proventi sarebbero andati alla ricerca”.

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