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Il piano di Conte: candidarsi al Senato per rafforzare il governo

A guardarla in maniera superficiale quella data, il prossimo 8 novembre 2020, non sembra certo di quelle da appuntare sul calendario. Si tratta semplicemente del limite ultimo fissato per le suppletive in Sardegna di un collegio rimasto vacante in Senato a causa della scomparsa di un’esponente del Movimento Cinque Stelle, Vittoria Bogo Deledda. Eppure proprio quel passaggio, apparentemente non così importante, potrebbe trasformarsi a sorpresa in uno snodo fondamentale per il futuro stesso del governo Conte e per le sue eventuali trasformazioni. Con tanto di possibile discesa in campo dello stesso premier.

Ad anticipare la mossa è stata in queste ore La Repubblica, che ha raccontato del peso specifico enorme che queste elezioni, di cui finora nessuno ha mai praticamente parlato, potrebbero di colpo assumere. Il centrosinistra ha infatti valutato insieme a Palazzo Chigi la rosa dei nomi da presentare e tra le varie opzioni sarebbe spuntata proprio la più inattesa, il nome di Giuseppe Conte in persona, tornato recentemente a parlare in conferenza stampa al Paese per fare il punto sull’emergenza Covid-19 in Italia e annunciare le prossime mosse dell’esecutivo.
Al momento secondo Repubblica si tratterebbe soltanto di una tentazione, niente di concreto. Ma d’altronde già in diverse interviste rilasciate nei mesi scorsi il premier aveva confessato di vedersi, in futuro, ancora al centro della vita politica del Paese. Di tornare a fare l’avvocato, insomma, non se ne parla e l’occasione dell’elezione in Senato potrebbe essere un modo per ancorarsi proprio a questa nuova dimensione anche in caso l’esecutivo dovesse non arrivare alla fine della legislatura. Allo stesso tempo, si tratterebbe di un chiaro segnale di rafforzamento del governo stesso inviato ad alleati troppo turbolenti, Renzi in primis.La mossa servirebbe anche a scombinare le carte all’interno di una maggioranza, quella giallorossa, che guarda con interesse anche a un’altra scadenza importante, l’elezione del presidente della Repubblica prevista per il 2022. Nei sogni di tutti, il governo dovrebbe durare almeno fino a quella data, per poter assolvere alla delicata funzione. I Cinque Stelle, al momento, hanno ribadito di non avere nomi da imporre per il Quirinale, confermando invece la leadership di Luigi Di Maio sul fronte interno.

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