Esteri

Draghi in Israele: “Italia alla ricerca della pace, Ucraina in Europa”

Il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi in visita ufficiale in Israele. Tra le varie tappe del suo viaggio, il premier ha visitato il museo Yad Vashem dedicato alla Shoah e ha poi tenuto una conferenza stampa congiunta con il suo omologo israeliano Naftali Bennett. Draghi ribadisce che l’Italia è sempre alla ricerca della pace. Il premier italiano si augura anche che l’Ucraina possa presto fare il suo ingresso nell’Unione europea.

epa10012033 Italian Prime Minister Mario Draghi lays a wreath in the Hall of Remembrance at the Yad Vashem Holocaust memorial museum in Jerusalem, Israel, 14 June 2022. Draghi is on official visit. EPA/ABIR SULTAN

“Possa il silenzio di questo luogo esserci di aiuto per affrontare la violenza dei nostri tempi”, dichiara commosso Mario Draghi sottolineando che “lo Yad Vashem testimonia gli orrori della Shoah, il coraggio di chi si oppose ci ricorda il valore della memoria e la lotta all’indifferenza nel contrasto all’antisemitismo. L’Italia è impegnata con forza nella difesa della dignità umana, nel rigetto di ogni forma di odio, nel rifiuto di ogni discriminazione e nella ricerca della pace”.

“Israele è per l’Italia un paese amico, partner fondamentale, i rapporti stretti si sono consolidati negli ultimi anni. Vogliamo che la collaborazione in campo medico e scientifico prosegua e si estenda”, afferma poi il premier italiano durante le dichiarazioni congiunte con il primo ministro israeliano Naftali Bennett. “Vogliamo rafforzare ulteriormente la nostra collaborazione. – aggiunge Draghi – Con il primo ministro Bennett abbiamo discusso anche della guerra in Ucraina. L’Italia sostiene e continuerà a sostenere l’Ucraina e il suo desiderio di far parte dell’Europa”.

“Abbiamo discusso anche del rischio di catastrofe alimentare dovuta al blocco dei porti del Mar Nero. – spiega ancora Draghi – Dobbiamo operare con la massima urgenza dei corridoi sicuri per il trasporto del grano. Abbiamo pochissimo tempo, perché tra poche settimane il nuovo raccolto sarà pronto e potrebbe essere impossibile conservarlo”, conclude.

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