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Combattere la povertà dimenticando… i poveri. I paradossi di un governo che abbandona i più bisognosi

Un maxi decreto voluto per cancellare la povertà, nelle intenzioni del governo gialloverde. E che però, per il più assurdo dei paradossi, finisce per ignorare proprio i più bisognosi di tutti, quei senzatetto esclusi allo stesso tempo tanto dal reddito di cittadinanza quanto da quello di inclusione. Una denuncia che arriva dalle pagine di Repubblica: “Per escludere gli stranieri, si estromettono anche gli italiani”. Persone rimaste solitamente sole, senza un lavoro e spesso con problemi di salute.

Molti hanno perso la residenza, cancellata perché privi ormai di alloggio e irreperibili. E senza quella non si vota, non si accede alla sanità e nemmeno al reddito di cittadinanza. Chi ha il reddito di sostegno, una volta terminati i 18 mesi si ritrova senza più alcun aiuto. “Lo ammette anche la relazione tecnica: 6mila famiglie su 300mila che fin qui mettevano in tasca 300 euro non passeranno al reddito di cittadinanza”. Il tutto nonostante Luigi Di Maio avesse annunciato: “Non escluderemo i senza fissa dimora”.
Eppure l’assegno mensile, ormai celebre, da 780 euro comprende 280 euro per l’affitto e 130 euro per il mutuo. “E non tiene conto di chi non paga né l’uno né l’altro perché non ce l’ha. Al massimo, prenderebbe 500 euro, se riuscisse. La residenza, però, sembra un ostacolo insormontabile”. Una denuncia che arriva anche da Cristina Avonto, presidente PSD (Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora).“Vince il cittadino abile, nessuna tutela per i più fragili – ha spiegato la Avonto – Non si esce dalla povertà estrema con il navigator. Alcuni giovani riescono a inserirsi solo dopo anni. Nel frattempo cosa facciamo, li abbandoniamo a ostelli e mense, ci limitiamo a panino e sacco a pelo? Le persone devono essere riattivate e con il Rei avevamo iniziato a farlo”.

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