Interni

Di Battista scende in campo: “Se cade il governo sono pronto a candidarmi”

Alessandro Di Battista potrebbe tornare a breve in Parlamento. Dopo essere stato indicato in passato come possibile candidato per il Campidoglio, il leader del Movimento ha confermato di voler tornare in campo in caso di una caduta del governo dopo le elezioni del 26 maggio: “Se dopo le elezioni europee dovesse saltare questo governo, mi ricandiderei” ha dichiarato durante la registrazione di ‘Accordi e Disaccordi’ in onda il 4 maggio alle 22.45 sul Nove.

“Io mi auguro con tutto il cuore che le prossime politiche ci siano tra 4 anni, e – ha confermato – lì ci sarei”. Se poi il banco dovesse saltare prima… “Io non me lo auguro e non credo che avverrà, anche perché questo governo per merito dei 5 stelle sta portando avanti cose interessanti, ma – ha ammesso – a settembre-ottobre mi ricandiderei”.
Di Battista non punterebbe però al ruolo di leader del Movimento: “No, questo no. C’è Luigi Di Maio che è capo politico”. Stesso discorso per la guida del Campidoglio: “No, non è plausibile. Non sono all’altezza di essere il sindaco di Roma. Virginia Raggi è stata all’altezza sempre di più”. Di Maio ha sminuito subito le parole del collega sullo scenario di una caduta dell’esecutivo: ““Alessandro ha detto anche che crede che non cadrà governo. Ci sono tante cose da fare”.Di Battista è poi intervenuto sulla vicenda Siri: “Non è un caso giudiziario, ma politico come ha capito bene il presidente Conte. Io auguro a tutti i cittadini di uscire puliti dalle inchieste, non so se possa essere l’unica prova contro Siri un’intercettazione tra due terzi che si dicono della mazzetta di turno perché magari non può essere una prova sufficiente. Però  il punto non è questo e l’ha colto bene il presidente del Consiglio: il punto è che il sottosegretario Siri ha utilizzato il proprio potere per piazzare degli emendamenti che erano delle marchette nei confronti di Arata, cioè ha utilizzato il suo incarico pubblico per un interesse personale”.

Di Battista agli attivisti: “Rispettate il mio silenzio. Del Movimento non parlo”