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Il sultano del Brunei: “Lapidare i gay? Serve a portare concordia”

Una protesta che continua a raccogliere l’adesione di nomi illustri, da George Clooney a Elton John passando per Ellen DeGeneres. E che anche se, purtroppo, rischia di non avere conseguenze pratiche, ha quanto meno il merito di aver attirato l’attenzione pubblica sul ricco sultanato del Brunei, che dal 2014 promuove un’applicazione sempre più radicale della sharia. E il cui padre-padrone, Hassanal Bolkiah, è anche a capo di una catena di alberghi con strutture sparse in tutto il mondo.

Da qui l’idea delle star di Hollywood di boicottare gli hotel del sultano, tra i quali anche l’Eden a Roma e il Principe di Savoia a Milano. Un paese ricchissimo il Brunei, grazie alle riserve sconfinate di gas e petrolio. E dove però è recentemente entrato in vigore un articolo del codice penale ispirato alla legge islamica che prevede la morte per lapidazione per chi si macchia dei peccati di adulterio e omosessualità.
Una riforma che comprende anche altri provvedimenti ispirati al Corano, come ad esempio una multa per chi dimentica la preghiera del venerdì o il divieto per i non musulmani di celebrare il Natale in pubblico. E che ha subito suscitato la condanna delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea e delle associazioni che lottano in difesa dei diritti umani.Il sultano, però, non ha battuto ciglio. In tv ha parlato di “rafforzare gli insegnamenti dell’Islam nel Paese”, descrivendo il Brunei come una nazione “giusta e felice”. Alle proteste che arrivavano da oltre confine, poco più che echi lontani, ha risposto parlando di norme per “garantire l’armonia” all’interno del suo Stato. Il resto del mondo, per ora, può aspettare.

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