Tecnologia

IMMUNI: chi non scarica l’app avrà limitazioni negli spostamenti

Ancora non è stata rilasciata ma già fa parlare di sè. Immuni è l’app scelta dal governo come strumento per contenere il contagio da Coronavirus, ma perché abbia successo deve essere utilizzata da almeno il 60% degli italiani (soglia sotto la quale non garantirebbe l’efficacia): per arrivarci, e sarà durissima senza incentivi, vanno tranquillizzati i cittadini sui dubbi circa la privacy. Dalle notizie emerse finora, l’app non sarà obbligatoria, ma sceglierà l’utente se scaricarla oppure no. Alcune indiscrezioni, però, hanno messo in discussione la discrezionalità dell’utilizzo di Immuni: chi non la scarica potrebbe, infatti, subire delle limitazioni negli spostamenti. Intanto l’applicazione è finita sotto l’osservazione del COPASIR che vuole valutarne la sicurezza. Lo stesso presidente del Comitato, Raffaele Volpi, ha annunciato di essere pronto a convocare il commissario straordinario Domenico Arcuri per saperne di più sull’architettura societaria dell’azienda titolare e sulle forme scelte per l’affidamento e la gestione dell’applicazione.

Cosa succede a chi non la scarica?
Affinché l’applicazione svolga nel modo corretto la sua funzione è necessario che sia utilizzata almeno dal 60% della popolazione. Per questo motivo si parla di possibili incentivi per chi la usa così come di limitazioni agli spostamenti per chi non lo fa. Ancora però non è stato specificato cosa si intenda riferendosi alle limitazioni delle libertà di movimento, ma quasi sicuramente non potrà essere imposto di rimanere in casa. L’ipotesi più probabile è quella che durante la Fase 2 ci possa essere una stretta sulle uscite, che verranno consentite gradualmente agli utilizzatori dell’app. La versione ufficiale della proposta potrebbe essere già diffusa nei prossimi giorni qualora la commissione tecnico-scientifica, in accordo con le istituzioni e con il Governo, che detiene l’ultima parola, raggiunga un’intesa definitiva.
Poca privacy con Immuni

La questione più spinosa che l’app Immuni deve fronteggiare è proprio quella della tutela delle privacy, che deve incrociarsi con il tracciamento degli spostamenti delle persone per poter effettivamente valutare i possibili contagi del virus, anche se comunque è stato garantito che i dati saranno utilizzati in forma anonima e aggregata.Infine un’altra problematica che sorge riguarda le persone che non dispongono, o non sono abituate ad utilizzare uno smartphone, come ad esempio gli anziani. In questo caso sta iniziando a palesarsi la possibilità di realizzare un braccialetto in grado di tenere traccia degli spostamenti senza bisogno dell’ausilio del telefono.

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