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Italiani che odiano le donne: cosa c’è dietro gli insulti a Carola Rakete

C’è qualcosa che non torna, che stride tremendamente negli insulti che si sono sentiti sul molo di Lampedusa durante l’arresto di Carola, la capitana della Sea Watch finita in manette dopo un braccio di ferro infinito con le autorità italiane per lo sbarco di 42 migranti a bordo della sua nave. Un triste ritornello, quello che vede sempre le donne prese di mira con gli stessi, odiosi epiteti dei quali gli “uomini” nostrani non sembrano proprio riuscire a fare a meno, parti ormai preponderanti dei rispettivi vocabolari.

Si può essere d’accordo o meno con quello che Carola fa a bordo della sua imbarcazione. Urlarle “tro**” o augurarsi di vederla “stuprata da quei neg**” è qualcosa che va ben oltre e testimonia, ancora una volta, il sessismo di cui il nostro Paese non riesce a liberarsi da secoli. Quello che ha accompagnato, per dire, tante donne in politica, circondate da squallidi luoghi comuni sulle persone alle quali si sarebbero concesse carnalmente per arrivare dove sono. Impossibile, d’altronde, pensare che una lei sia in grado di farcela da sola. 
In questi giorni di passione sportiva, che per fortuna aiuta a distrarre da altro, tantissimi sono i commenti di identico stampo piovuti sulle Azzurre, da “ora tutte a preparare la cena” subito dopo la fine degli ottavi di finale vinti con la Cina alle tante battutacce sul fisico, a dire dell’utente di turno “per niente femminile”, delle atlete in campo. Si scherza sulla presunta inferiorità del calcio rosa rispetto all’altro, quello dei maschietti tutto muscoli. Si ride sui “falli”, in stile Bagaglino. Pochi quelli che, bontà loro, si limitano a sottolineare l’aspetto sportivo.Le donne sotto i riflettori non piacciono agli uomini, questo è sicuro, che le preferirebbero in versione casalinga, fedele e rapide nella preparazione dei pasti. Non piace nemmeno la povera Greta, la bimba svedese che ha lanciato la sua personalissima battaglia contro i cambiamenti climatici. Diventando famosa e proprio per questo insultata in lungo e largo. Le danno della “racchia”, ché l’aspetto è prerequisito fondamentale per ogni signorina che si rispetti. La stampa italiana è arrivata a chiamarla “pallosa”, “gretina” (Feltri docet). La sensazione, tristissima, è che ci fosse stato un uomo al suo posto avremmo letto ben altro. A priori.

“Spero che quei neg** ti violentino”. Carola in manette tra gli insulti leghisti