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La commissione anti-fake news voluta da Renzi si ritorce contro lui e la Boschi

Un partito nato con l’idea di dichiarare lotta alla fake news, Italia Viva. Con Matteo Renzi a chiedere la costituzione di una commissione d’inchiesta sulle bugie che affollano ogni giorno i social. La proposta di legge, la cui prima firmataria è Maria Elena Boschi, prevede che la commissione indaghi “sui casi di informazioni distorte per influenzare consultazioni elettorali” e indichi al Parlamento “specifiche forme di repressione penale per la diffusione di contenuti illeciti”.

Una scelta sulla carta popolare, di questi tempi. E che però rischia di ritorcersi pericolosamente contro gli stessi promotori, ai quali in queste ore gli utenti stanno ricordando senza troppi giri di parole gli scivoloni commessi nel corso degli ultimi anni. A partire dalla promesse di Renzi nel 2016 sui tempi di completamento della Salerno-Reggio Calabria, puntualmente disattese (a giugno 2018 c’erano ancora 67 cantieri aperti). Passando per le parole, decisamente avventate, su Mps.
Nel gennaio 2016, Renzi diceva a proposito del Monte dei Paschi: “Oggi la banca è risanata, investire è un affare. Su Mps si è abbattuta la speculazione, ma oggi è risanata, è un bel brand”. La realtà, ovviamente, era ben diversa. A dicembre 2016, dopo il fallimento di un salvataggio di mercato di 5 miliardi, il governo annuncia un salvataggio pubblico, che la Bce alza a 8 miliardi.E poi le posizioni sul Ponte sullo Stretto, con la maggioranza Renzi a bocciare in fretta e furia il riavvio delle procedure di fronte all’indignazione generale, dopo averle sbandierate. Fino a oggi, con l’accordo con il Movimento Cinque Stelle prima negato e criticato, poi di colpo abbracciato come nulla fosse. Insomma, in molti fanno notare alla Boschi e all’ex premier che per indagare sulle fake news bisognerebbe partire dalle parti di Italia Viva, e soffermarcisi parecchio.

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